Vera*Mente

Vera è Vera o Vera è falsa?
martedì, 13 ottobre 2009

Apri la tua mente! E spera non si inceppi la cerniera.

 - Bene, questa è la sua prima giornata di prova, se andrà bene a noi, e se andrà bene a lei, parleremo dell'aspetto economico e contrattuale. La affido a Gianpirla, l'ho già pagato stamattina, ah ah ah ah, quindi lo sfrutti, mi raccomando, gli faccia tutte le domande che vuole. In bocca al lupo!
...
5 minuti dopo, mentre vengo portata in strada, con il più assoluto riserbo su quale fosse il lavoro che mi veniva offerto - avrebbero potuto anche portarmi su un marciapiede dicendomi "Tò, batti", ancora non ne sapevo nulla - chiedo all'antipaticissimo Gianpirla:
- Scusami, ma... si tratta di commerciale?
- Esattamente.
- Bene, non fa per me.
- Grazie e arrivederci allora, e in bocca al lupo.
- Si, in bocca a sòreta.

...
La giornata di prova più breve della mia vita.
E il tutto mi è anche costato 10 €.

Di benzina.
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venerdì, 25 settembre 2009

Tutti i funghi sono commestibili. Alcuni, una volta sola.

Ci sono quelle volte che mi sveglio la mattina e mi sento come Gulliver atterrato e legato al suolo dai Lillipuziani, come la Bella addormentata prima del bacio del principe, come Doroty dentro la casa che vortica dentro al ciclone, come Hansel e Gretel prigionieri della strega.
Ovvero incapace di alzarmi, in coma, stordita e senza scampo.
Magari fossi la Principessa sul pisello (sono poche le volte che dormo in compagnia dell'Ingegnere), o Aladino con la lambàda magica, almeno si balla e ci si diverte.
Mi basterebbero un gatto e una volpe che mi dicano cosa fare, ché di grilli (parlanti) per la testa ne ho anche troppi! Quindi poche ciance e ditemi se per Collodi il Paese dei Balocchi non fosse l’Italia per chi evade le tasse.
Bella non sono ma la Bestia per casa (che non è un castello) ce l’ho eccome: mia madre quando si incazza altro che specchi rotti, poi ci credo che il mobilio si mette a parlare: è per chiedere pietà.
Non mangio i funghi per paura di trovarci dentro i Puffi.
E perché se poi mangiandoli prendo quello sbagliato e divento minuscola come Alice nel Paese delle Meraviglie?
Chi ha castrato Roger Rabbit? Io non c’entro.
Il Bianconiglio invece l’ho fatto fuori io, in umido con le patate.
Il Brucaliffo l’hanno arrestato per spaccio.
Il leone è allo zoo, non ha niente di regale e un cazzo da cantare, chiuso nella sua gabbia senza onore. Altro che cerchio della vita, un cerchio alla testa, ecco cos’ho.
Per me Biancaneve è quella che sniffano al sabato sera quelli che si vanno a schiantare con l’auto dopo la discoteca, per quanto mi riguarda nemmeno i nani di gesso vogliono stare nel mio giardino. Perché?
Puzza puzza puzza che puzza. La fossa biologica? Macchè. Le puzzette del mio cane.
Terribile. Il gas nervino a confronto è come la polverina magica di Pollon, quella che “sembra talco ma non è, serve a darti l’allegria! Se la mangi o la respiri ti da subito l’allegria!”
Pollon aveva capito tutto della vita.
Secondo me Kate Moss, da piccola, guardava Pollon.
Adesso mi spiego tante cose.
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giovedì, 13 agosto 2009

La prima chitarra non si scorda mai.

Non c’è Antò, ma fa caldo lo stesso. Tanto caldo.
Di notte invece del the fresco devo accontentarmi dell’acqua tiepidina che durante il giorno ribolle sul mio comodino.
Il mio cane ha tentato il suicidio affogandosi in una pozzanghera.
E’ un chihuahua.
Sul cellulare, oggi, invece di “digitare codice PIN” è comparso “Non ce la faccio più”.
Anche il mio peluche preferito ha dato forfait. Stamattina l’ho trovato depilato.
Nella  zampa di pezza stringeva una lametta.
Fa talmente caldo che ieri ho trovato una cannuccia infilata nella vasca del loto, e che terminava dentro il vaso delle piante grasse. Mi staranno lanciando un segnale?
Per questo emigro, me ne vado in vacanza, parto.
Addio, adieu, adios, goodbye, Auf Wiedersehen, na svidenje, hejdå, vafantomàzzu.
Finirò su una spiaggia con la chitarra, ad ululare alla luna mentre tutti pomiciano.
Oppure sul lago a cercare Clooney per chiedergli come cazzo possa stare con quello scopino di cesso della Canalis, quella prugna secca griffata, la sorella illegittima del mascellone Ridge, quel manico di scopa col make up.
Magari in montagna, a ricercare il mio io, per poi scoprire che anche lui è andato in vacanza.
Al mare.
Insomma, cercavo solo un modo per dire che ci si rivede quando sarà un po’ più fresco.
Male che vada cerco asilo alla Alcor.
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mercoledì, 10 giugno 2009

L'uva passa, quando esce la sera, mette i pistacchi a spillo.

DLIN DLON.
- Buongiorno,lei è la signora Vera?
- Signorina prego.
- Siamo dell' ENPA. Ci hanno segnalato che lei maltratta gli animali. Ce l'ha detto il suo vicino qui.
- Ma quali animali? Siete matti? Qui ho solo un problema coi ragni.
- Ragni?
- Si, come questo qui -
dice Vera mostrando il cadavere di un ragno di qualche chilo accanto al cancello - Ogni volta che sto via un fine settimana prendono possesso della casa!
- Oh mi scusi! Credevo fosse il suo chihuahua!
- dice facendo capolino il vicino da dietro il tizio dell'ENPA.

...

Aiutatemi.

Dice il saggio: "Quando il gatto non c'è, i topi ballano."
Da me i topi se li sono mangiati i ragni.

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mercoledì, 03 giugno 2009

Fuck you!

QUI il testo.
...e pare che si stia lavorando ad una versione italiana del video.
Se volete partecipare potete scrivere a LUI.

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mercoledì, 27 maggio 2009

DOPO RIN-TIN-TIN E REX, ZERO ZERO SETTER.

In casa mancano soltanto le zanzariere.
Ma con quello che costano, faccio prima a mettere le segnalazioni luminose per far atterrare direttamente gli insetti in giardino.
Da queste parti, le zanzare sono così grosse, che le zanzariere le sfondano a spallate.
Non hanno il pungiglione, ma bussano alla porta di casa ed arrivano in camice con la sacca per le trasfusioni.
Non solo passi delle notti insonni, soffri e ti gratti: ti lasciano anche dei ponfi orribili.
Praticamente quando hanno finito ti rilasciano anche la ricevuta, quelle dannate sanguisughe.
Come i dentisti (non me ne vogliano).
Infatti notavo qualche analogia.
 
Altra questione spinosa: chi ha scelto il tessuto per le tende da sole?
Qualcuno dice che sia stato l’Architetto, qualcuno dice ci sia stato un voto segreto, una riunione tipo loggia massonica, un meeting misterioso... insomma, una sola cosa si sa dell’identità di colui che ha scelto il tessuto:
che è daltonico.
Non si possono mettere le tende verde e gialle su un edificio rosa!
...
Se scopro chi è, gli faccio gli occhi viola, lo copro di segni rossi delle frustate e di bei lividi verdi.
Poi gli chiedo di che colore sono, e se sbaglia... ripassiamo!!!
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mercoledì, 20 maggio 2009

Le tende da sole sono molto tristi.

Oggi è venuto il tappezziere a montare le tende in sala.
Non so qualcuno di voi ha già fatto questa splendida esperienza, ma io ne rimarrò segnata per il resto dei miei giorni. Il conto in banca  - soprattutto - rimarrà segnato per il resto dei suoi giorni.
Adesso credo che la guida su cui scorre il tessuto misto lino che ci hanno consigliato, sia stato realizzato in oro purissimo.
Altrimenti non si spiega milleduecento euro per una tenda.
All’Ikea, allo stesso prezzo ci comprerei di quei tessuti da tirar su un tendone da circo.
E al tappezziere farei fare l’uomo cannone, e lo manderei affanculo con l’elastico, così quando torna ce lo rimando un’altra volta.
Eppure devo solo schermare il salotto da sguardi indiscreti.
Un po’ anche dal sole, altrimenti le mie phalaenopsis rischiano il collasso, ed io con loro, se per non abbronzarmi devo spendere milleduecento neuri.
Preferisco fare una scorta industriale di crema solare protezione 60, cazzo.
Costa meno e non attenta alla mia sanità mentale.
Ormai è andata.
 
Però adesso posso scaccolarmi liberamente di fronte alla porta finestra senza che il postino con lo scooter, che si schianta contro il cancello - distratto a farsi i cazzi miei - abbia una espressione troppo schifata quando lo portano via in ambulanza.
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mercoledì, 06 maggio 2009

Veni, vidi, bici.

Ieri mi è arrivato il ciclo.
...
No, non parlo di mestruazioni, ma di bicicletta.
Una bella bici nuova, rossa come un Ferrari. Un regalo.
Erano almeno 10 anni che non ne portavo una. Se tralasciamo quella volta che ho preso la mountan bike di Lamaria e mi sono schiantata contro il muro appena fuori dal cancello di casa.
Ma vabbè.
Ieri sembravo tornata bambina. Ho portato a casa a mano il biciclo, con un sorriso che andava da un orecchio all’altro, e appena lontano da sguardi indiscreti, mi sono lanciata in sella al mio Ferrarino a due ruote.
E proprio come su un Ferrari mi sono scaraventata in strada fendendo l’aria e i maledetti piumini dei pioppi, che in questo periodo sono una vera piaga.
Solo dieci minuti, tanto per vedere com’è.
E in dieci minuti – solo dieci – sono riuscita, nell’ordine:
- a far crollare d’infarto il vicino quando, durante una curva troppo larga, ho rischiato di rifare la fiancata del suo Suv nuovo;
- a rischiare di ridurre il bassotto di quella a fianco ad una sottiletta, così poi avrebbe potuto farlo entrare in casa da sotto la porta;
- a schiacciarmi le dita sotto il sellino mentre tentavo di sistemarlo un po’ più un alto;
- infine, a ripartire col cavalletto abbassato.
E ringrazio di non essermi schiantata contro il cancello di casa, solo perché ho perso velocità sobbalzando, dopo aver preso un tombino.
Adesso mi fa male il culo, non mi sento più le gambe - eh si, sono proprio fuori forma – e mi si sono informicate le dita, quelle peste.
...
Forse erano meglio le mestruazioni.
Sempre di ciclo si tratta, ma almeno fa male solo una volta al mese.
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giovedì, 23 aprile 2009

Non è mai troppo tarzan.

Il giorno in cui qualcuno mi spiegherà a cosa servono i consulenti d’arredo – a parte che a dilapidarti il patrimonio – la mia vita sarà completa.
Ma dal momento che nessuno mai riuscirà a convincermi dell’utilità di questi esseri che sono convinti che in ognuno di noi sia nascosto un miliardario, allora eccomi a scrivere (inveire) contro tutte quelle figure professionali a cui sei costretto a rivolgerti quando prendi casa nuova.
Ecco il sunto della situazione:
- l’anta del frigo: cigola come la porta delle segrete del castello nei migliori film dell’orrore, tanto che per dissimulare, quando abbiamo ospiti, prima di aprire il frigo io e mamma ci travestiamo da Freddy Krueger e da Dracula.
- Il cestello dell’Immondizia Ikea montato su carrello estraibile: paragonabile soltanto al meccanismo di espulsione del pilota dall’abitacolo di un jet militare, ad ogni estrazione parte una tibia.
- Le tende (mancanti): ad ogni visita dell’agenzia agli appartamenti limitrofi, i clienti fanno anche il tour virtuale di casa mia. Da fuori. Attraverso la porta finestra della sala e della cucina.
Ma una forchettata di cazzi loro? Una volta ci hanno chiesto addirittura di mostrare loro il bagno, ché da fuori non si vedeva.
- Il divano letto: una trappola mortale per chi, come me, abituata a dormirci saltuariamente assieme all’Ingegnere che fa da contrappeso, un giorno rimasta da sola si sporge da un lato per prendere il cellulare.
- Ante e cassetti del buffet (dentro il quale teniamo il servizio da tavola “buono”): con l’apertura a pressione, ma più che a pressione direi eiettanti, possono causare gravi menomazioni fisiche poiché ad altezza dell’apparato riproduttivo. Per questo ho vietato all’Ingegnere, nei giorni di festa, di aiutarmi ad apparecchiare la tavola per gli ospiti.
- Gli ammortizzatori per cassetto: in cucina, se capita di schiacciarsi le dita dentro ai cestoni ammortizzati, si è costretti alla lenta agonia di un dito stritolato al ralenty nel morbido tornare in sede del meccanismo. Fssssschhhhhhhhhhhhhciack!!!
- La cappa aspirante: è così potente che alla prima accensione, china sui fornelli, mi sono ritrovata permanentata e bionda. Gratis, e senza l’utilizzo di additivi chimici.
- Dulcis in fundo, la progettazione del giardino: abbiamo perso due mesi a cercare piante nane transgeniche e mutanti per tenere fede al regolamento, per poi svegliarci in mezzo ad un uliveto.

Ma la domanda è: quando cazzo li hanno piantati? Di notte?
...
Maledetti vicini!
...
Salagadula magicabula laprendosemprenelcù... Fa la magia tutto quel che vuoi tu, vatteneunpocoaffangù.
PUFF.
E la principessa si trasformò in una lumaca.
Finalmente casa di proprietà, esentasse.
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lunedì, 22 dicembre 2008

Il mio albero di Natale è ammalato. Di-abete.

Caro Babbo Natale,
quest'anno anche io voglio scriverti una letterina.
Lo so che sono troppo grande per queste cose, ma quando Berlusconi parla, tutti credono alle minchiate che dice, allora io posso anche credere a Babbo Natale, alla Befana, al Dio Loki, ai folletti, e a tutte le profezie di Nostradamus!
Non è stato un anno proprio bellissimo, anzi.
Me ne sono successe di tutti colori, ma non mi sono mai lamentata.
Sono stata male, ed ho resistito stoicamente.
Sono stata tradita dagli amici, ma ci sono sempre stata quando hanno avuto bisogno.
Ho sopportato le amiche di mia madre, i consueti spignattamenti natalizi, la casa invasa dalla gente che viene a fare gli auguri e che in cuor suo auspica solo che le peggiori sfighe incombano su di te, così impari a vendere casa e andare verso un futuro roseo.
Ho sopportato anche la pubblicità del Lidl, per tutto questo tempo, e la speaker con quella sua voce portatrice d’ansia.
Insomma, carissimo Babbo Natale, sono stata buona. Troppo buona.
Nonostante tutto, ho un desiderio da esprimere:
vorrei che tu mi portassi, quest’anno, soltanto carbone.
Tanto, tantissimo carbone.
Perché sono così in bolletta da non potermi permettere nemmeno la legna per il camino, e qui si muore di freddo.
Grazie,
 
Vera
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venerdì, 12 dicembre 2008

La mia banda suona il rock pt.II

Sempre la solita rock band.
Evangelista* si avvicina tronfio a Vera, sempre più brilla. Direi quasi ubriaca.
 
Evangelista: “Siamo stati bravi, eh?”
Vera: Anche tu hai bisogno dell’accendino?”
Evangelista: “Eh?”
Bridge**, accanto a Vera, soffoca una risata.
Vera:No, no, niente. Bravi... Beh, è una parola grossa.”
Evangelista: “Come, scusa?”
Vera:La cantante, dico. Certe stecche, Madonna mia!”
Evangelista: “Si, ma...ma era colpa delle casse spia, non... non si sentiva bene...” balbetta.
Vera: “E il batterista, fuori tempo?”
Evangelista: (sempre più irritato) “Era distratto dai flash... Sai, troppe foto e...”
Vera lo interrompe: “Certo, siete già famosi. – sorride ironica – Piuttosto, il bassista? Sembrava avesse il Parkinson.”
Evangelista: “Ha... ha la febbre. Ecco. Non sta bene.” (fuma dalle narici. E’ furioso.)
Vera: “Si, ma tu sei stato impeccabile. Lo sai che ti voglio tanto bene, vero?”
Evangelista: (un po’ più sollevato) “Eh. Vabbè.”
Vera: “E lo sai che farei tutto per te.”
Evangelista: “Davvero? Allora mi voti al concorso?”
Vera: “...”
Evangelista: “E’ fondamentale. Dobbiamo vincere!”
Vera: “Quale concorso? Quello a cui partecipano Marco, Matteo, Luca, Giovanni e Giuda***?"
Evangelista: “Si si! Allora mi voterai?”
Vera: “Ma ceeeerto! Sennò a che servono gli amici?!"
Bridge: “Oltre che iena sei anche una gran bastarda.”
Vera: “Certo, così impara ad andare a suonare con un’altra cantante, stò stronzo.”


* Vedi QUESTO post
** Bridge Jones, detto così perché caratterialmente le ricorda Bridget Jones. Vedi post precedente.
*** Nomi fittizi.
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giovedì, 11 dicembre 2008

La mia banda suona il rock

Rock band live. All’interno di un pub di periferia. Fine. Applausi.
Bravi, bravi e complimenti per le stecche. Vi odio.
I componenti della band si sparpagliano fra i tavoli a riscuotere consensi.
Il bassista si dirige proprio verso Vera, che, un po’ brilla, si sporge verso l’amico Bridge* e gli parla sottovoce:
Vera: “Ecco, arriva Richter **, adesso some al solito troverà una scusa per attaccare discorso e sentirsi dire che sono stati bravissimi e che lui è un gran figo. Tipo chiedere se ho da accendere.”
Bridge: “Zitta, zitta, eccolo!”
Richter: “Ehilà! Allora?”
Vera: “Eh. Minchia che caldo!”
Richter: “...” (aspetta fiducioso)
Vera: “Ehi! Scusa! – si sbraccia verso il cameriere – Mi porti un’altra pinta?”
Richter: “Bella, hai da accendere?”
Bridge sogghigna. Vera sorride compiaciuta.
Vera: “Certo. Tieni”
Richter: (sconsolato) “Vabbè, io vado, eh... Ciao!”
Vera: “Ah, Richter! Aspetta!”
Lui si volta, con un sorriso e lo sguardo pregno di speranza.
Vera: “L’accendino.”
Richter: (balbetta) “A-ah. Si. Vero, scusa. Tieni.” E se ne va gobbo.
Vera: “...”
Bridge: “Certo che sei proprio una iena!”
Vera: “Of course, mio caro. Of course.”
 
 
* Bridge Jones, detto così perché caratterialmente le ricorda Bridget Jones.
** Detto come il famoso sviluppatore della scala che valuta la magnitudo di un sisma, perchè nell’atto di suonare il basso, barcolla e vibra che nemmeno col terremoto.
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venerdì, 21 novembre 2008

La salma è la virtù dei morti

Sono stati giorni indimenticabili, ne porto ancora il segno.
Proprio qui, sul pollice.
Quello che mi sono chiusa nella tua cassetta delle lettere.
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lunedì, 13 ottobre 2008

Home decor? Non ne ho Ikea 2 - Il ritorno

Per comprare casa nuova ci vuole fegato.
Io mi accontenterò di quel pezzetto che ancora mi rimane dopo che me lo sono spappolato nel tentativo di pianificare, coordinare e, infine, realizzare il tutto.
Apettavi questo giorno da tanto, e finalmente ti senti pronto: è arrivato il momento!
Per anni hai letto riviste come Case & Stili, Case d’Epoca, Ristrutturare, Ville e Casali.
Peccato che quello che hai finalmente acquistato dopo tanti sacrifici, siano 70 modestissimi metri quadri di un complesso residenziale le cui case sono tutte uguali: per trovare la tua, le prime volte hai vagato per ore per tutto il vicinato, e cercato di aprire almeno tre porte, nessuna di quelle era la tua, tanto che qualcuno ha anche chiamato la polizia pensando che fossero i ladri.
Si. Senza chiedersi cosa ci faccia un ladro con il carrellino della spesa e un bel mazzo di fiori freschi in mano. Per scusarsi dell’effrazione, magari.
Quindi passi alla lettura di Cose di Casa, Casa Facile, Fai-da-te Facile, Decorazione Facile, Giardinaggio Facile.
Meno male che qualcuno ha pensato ad una collana di riviste per gente come me, che di facile ho solo l’arrabbiatura.
Quindi già immagini il tuo nido, tinteggiato con cura, arredamento funzionale, sedute ergonomiche, tanti fiori freschi, e un giardino curato.
Finirà sicuramente che il color senape che avevi tanto sognato per le pareti della sala sembrerà un color cacca, dovrai vivere in mezzo agli scatoloni - che di funzionale hanno ben poco - per mesi, ti accorgerai che il divano dei tuoi sogni costa un botto e avendo già il fegato a pezzi, puoi optare per un rene o uno scomodissimo divano economico dell’Ikea, sul quale, fra un crampo e un piede addormentato, fra una molla infilata nel sedere e un crack sospetto, guarderai i fiori ormai secchi sul davanzale, dalla cui finestra si scorge il fazzoletto di terra brulla che l’agente immobiliare ha definito “giardino”, coperto qua e là da isolate chiazze giallognole di erba, ormai passata a miglior vita.
Ti chiedi come diavolo fanno sulle riviste a trasformare un tugurio in una casa sontuosa con una minima spesa. Probabilmente gli interior designer portano i mobili, le suppellettili, i tessili; allestiscono un enorme set fotografico e infine ti svuotano nuovamente la casa. Abbandonandoti al tuo destino.
Ma non è quello che promettono.
Allora adesso sai che faccio?
Scrivo a Casa Facile attirandoli con l’esca di un’impresa impossibile da realizzare, dal momento che non ho un centesimo e casa mia è spoglia come un ramo di ciliegio in inverno.
Li faccio venire a casa mia, e se quando se ne sono andati non sono riusciti a far sembrare anche la cuccia del cane come la Reggia di Caserta, andrò a casa loro a dormire e mangiare per sei mesi senza impegno, riempiendoli di una scarica di mazzate 24 in comode rate.
Con gli interessi.
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venerdì, 03 ottobre 2008

"Ricordati che devi morire!" "Si si, no... m-mò me lo segno."

Non sono scomparsa.
Sono qui, fra Orione e Monoceros.
Se non si è capito cammino fra le nuvole. Un po’ troppo in alto, però.
La colonna sonora è “Arcadia” degli Apparat, la luce è quella dell’abatjour, le temperature sopra la media stagionale.
 Nel fine settimana, sono previste piogge di impegni nonché il mio genetliaco, l’alta pressione genererà perturbazioni a livello emotivo e precipitazioni di improperi e caduta di scatoloni, tanto ormai ne sono circondata.
Per i nati sotto il segno della Bilancia, Venere in Scorpione porterà a ripetuti spostamenti nonostante la spia della benzina segni rosso ormai da giorni.
Un incontro, quasi per caso, apporterà una sostanziale moria di neuroni e un pieno di bevande miste con relativa gastrite notturna, nonché un momento revival con grandi rivelazioni su accadimenti del passato.
Osate, osate, osate!
...
In poche parole sono cambiate un po’ di cose, in così poco tempo che ancora faccio fatica a rendermene conto.
L’Ingegnere è l’unico punto fermo della mia vita.
“Tutto gira intorno a te!” gli ho detto, anche se ho lo scazzo alla risposta, la promozione la danno solo a te sul lavoro, ho l’elettroencefalogramma ormai flat e la mia sfiga ha Zero Limits.
Ma assieme siamo una forza della natura, siamo inseparabili, io e te, You&Me, e anche se non usiamo il preservativo non c’è pericolo di prendersi l’ADSL.
Parlo direttamente al tuo cuore, ma con un SMS.
Non vedi soluzione? Te la mostro in videochiamata col mio UMTS.
E poi la Littizzetto dice che la telefonia ci sta cambiando. Non è assolutamente vero.
Noi sim sempre quelli di un tempo. Forse un po’ più Quadband. E col GPRS.
...
Intanto mi aspettano una cena a base di pesce e una piccola opera d’arte in regalo, (tutto merito della mia mamma) ovvero il manufatto di un artista che adoro, e che plasma con l’argilla splendide opere narranti, che incarnano la tradizione popolare della mia terra d’origine, e che sta preparando una esposizione a Parigi, mica pizza & fichi.
Facciamogli pubblicità che se lo merita: il sito web contenente le immagini di alcune delle sue splendide realizzazioni, lo trovate QUI.
L’oggetto del mio desiderio costa 700 cucuzze e non lo trovate sul sito, ed io non posso assolutamente permettermelo, ma mi accontenterò volentieri di qualcosa di più piccolo.
 
E mentre il Sole entra in Bilancia, la Sottoscritta entra in Doccia che oggi ha un appuntamento con Arghillà.
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venerdì, 05 settembre 2008

Per mettermi i piedi in testa ci vuole ben affleck!

Mi sento come quella volta che dissi ad un mio amico, che aveva perso il padiglione auricolare a causa di un grave incidente:
- Dai Lou, il riff di batteria metticelo tu, che hai più orecchio!
...
Una merda.



La citazione nel titolo?
Arriva da QUI.
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martedì, 26 agosto 2008

Tanto tempo a cercare il mio io, e quando l'ho trovato, è uno stronzo.

Ci sono quei momenti in cui Vera si ritrova da sola, in casa e con sé stessa, per un po’ di tempo.
Così vive di musica, giornate senza orari e introspezione.
Balla da sola emulando con l’aspirapolvere un eventuale cavaliere, il cellulare diventa un microfono, le scatole di mentine si trasformano in maracas e lo swiffer in una chitarra.
Eh si, sono scene orripilanti.
Ma Vera è da sola e se ne frega.
...
Devo dire che riscoprire la solitudine dopo tanto tempo, all’inizio fa paura, ma alla fine non è poi così male. Anzi. E’ che a vivere per anni da sola ad Altrove ho imparato bene ad apprezzarla.
Devo ammetterlo, per quanto riguarda le coinquiline, io sono stata la Regina delle Sfigate.
Mi sono imbattuta, in ordine sparso:
in una desaparecida, mai vista in tre mesi. Un giorno si è materializzata sul tavolo una lettera in cui diceva che avrebbe lasciato l’appartamento. Le sue cose sono sparite un giorno che ero fuori casa. Ho trovato un altro biglietto, i soldi per le bollette e tanti saluti. Un ectoplasma, insomma.
Poi i cannabinomani che mi portavano in casa tutti gli spacciatori di Altrove e mi ritrovavo in soggiorno gente molto abbronzata col bilancino, che pesava, tagliava e impacchettava hashish e marijuana.
Poi una simpatica lerciona capace di ridurre la casa una pattumiera nel giro di un’ora.
L’alter ego di Mastro Lindo, la Generalessa dei Nemici dell’Igiene, la Regina della Discarica.
Anche il vibrione del colera, incontrandola, si sarebbe suicidato.
Simpatica donna che è rimasta incinta ed ha abortito ogni 6 mesi per tutti e tre gli anni che siamo state in casa insieme. Correndo a piangere da me, ovviamente.
A lei, seguì una londinese tutta risatine, occhioni azzurri e mozziconi di sigaretta nel bidet, con un fidanzato completamente idiota che era il sosia di Shumacher e la frase più intelligente che ho sentito uscire dalla sua bocca, è stata: “Gh.”
Poi la mia cara amica Vic (abbreviazione di fashion VICtim), snobbizzatasi altresì per colpa delle colleghe, e che aveva iniziato a parlare strano mozzando le parole. Rincasava scivolando in camera con movenze da gran diva, avvoltolata nel suo piumino firmato ed esclamando con voce simil-Ornellavanonica:
- Guarda, che giornà terrì, terrì, terrì. Al lavò, uno schì. Mi hanno fatto impazzì, esaurì. Che gente idiò, porcatrò. Sono distrù, distrù, distrù!
Dopo l’ennesimo trasloco, la convivenza con Einstein, quel cerebroleso del mio ex, infarcita di scene divertentissime (non per me) soprattutto durante le feste o in occasioni particolari, quando regalavano a lui quello che desiderava, e a me... un ferro da stiro. Una pentola a pressione. Sei paia di calzini da mercatino. Di quelli orribili, col merletto, che non avrei indossato nemmeno all'età di tre anni. Il regalo più bello, però, è stato il frullatore, devo dire. O quella lampada che sembra una scultura di arte postmoderna che non so se a te piace, cara, ma Einstein l'adora.
O la macchinetta per il cappuccino, dal momento che sapevano che io non lo sopporto (il cappuccino).
Ma guarda caso il loro piccolo, caro, indifeso, ottuso Einstein - toh, ma guarda! - lo adorava! (il cappuccino).
Insomma, nei miei ricordi sfilano orgogliose tante figure strane, tante persone singolari.
Alcuni - pochi - a modo loro, mi hanno lasciato qualcosa di buono.
E gli altri?
Gli altri come ad esempio Einstein e la sua allegra famigliola di cobra sputatori?
La lerciona? I cannabinomani? Molti dei colleghi incontrati facendo i lavori più disparati per tirare fine mese? La gente che mi ritrovavo a dormire in casa, sul pavimento, sul tavolo, sul divano, nella vasca da bagno, dopo che avevano bivaccato in sala con le mie coinquiline e fumato e bevuto e svociàto dando fondo a tutte le provviste (anche le mie!) per tutta la notte, tenendomi sveglia, ed io non sapevo nemmeno chi fossero, questi qui?
Beh. Prego per loro.
...
Che un giorno possano bruciare all’inferno.
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sabato, 26 luglio 2008

"Ricorda che tutti si dimenticano."

Le 30 piccole sfighe quotidiane  che ti fanno incazzare come una bestia:
 
1) Quando devi girare tutte le mutande e tutti i calzini dalla parte giusta, dopo averli lavati, per stenderli in terrazzo.
2) Quando litighi con il/la fidanzato/a per un sms che, ti accorgerai solo dopo, il tuo telefonino ha deciso di NON inviare.
3) Quando hai disperatamente bisogno di relax e di un caffé, e tutte le moka sono da lavare.
4) Quando gli operai del cantiere di fronte casa tua decidono di lavorare l’unica domenica mattina all’anno che puoi dormire.
5) Quando ti si rompe, vuotandosi in terra, proprio il sacchetto della spesa in cui c’erano le uova.
6) Quando scopri dov’era quella cosa che credevi di aver perso, subito dopo averne comprato un’altra uguale.
7) Quando parcheggi a casa di Dio, e ci metti un secolo ad arrivare alla meta a piedi, e non appena ci sei, si libera il posto d’avanti all’entrata.
8) Quando decidi che fa caldissimo, togli la trapunta dal letto e rimani con la copertina leggera e quella notte la temperatura scende prossima allo zero.
9) Quando ti scappa e finisci nell’unico cesso pubblico senza chiusino e devi far pipì in posizione yoga.
10) Quando aspetti una telefonata importante, squilla finalmente il telefono ed è tua madre che ti tiene un’ora al telefono e non riesci a mollarla.
11) Quando senti uno spot che recita: “Poi mi chiedono di fare la ruota. La ruota? Proprio oggi che mi sono venute!” e ti viene il sospetto che a scrivere i testi sia stato un uomo.*
12) Quando ti ritrovi a canticchiare quella canzoncina che detesti con tutte le tue forze.
13) Quando dimentichi il fazzolettino di carta nella tasca del pantalone nero e tutto il bucato scuro sarà a pois bianchi.
14) Quando ti siedi sul water a casa di amici, e DOPO ti accorgi che non c’è carta igienica né lì, né nei paraggi.
15) Quando infili cinque euro in moneta nel distributore di sigarette e ti accorgi solo dopo che puoi dire addio ai soldi perché è spento.
16) Quando resti in panne con il motorino, entri nell’unico esercizio commerciale aperto e trafelato chiedi un cacciavite e ti senti rispondere “Bello, questo è un bar, mica un ferramenta.” fra le risate dei presenti.
17) Quando invii a Tizio un sms con informazioni compromettenti su Caio, e soprappensiero ti accorgi di non averlo inviato a Tizio bensì a Caio.
18)Quando aspettavi da anni di acquistare quella cosa costosissima e appena lo fai, te la regalano.
19) Quando ti dirigi di fretta alla macchinetta delle bevande, in pausa caffé, e arriva due secondi prima l’omino che sventra l’infernale apparecchio per la manutenzione.
20) Quando hai l’ultima sigaretta, e per sbaglio l’accendi dalla parte sbagliata.
21) Quando fai una settimana di dieta disintossicante, e rimane quel pezzetto di cioccolata che nessuno vuole per mesi e tu vivi aspettando il giorno che potrai addentarlo, e quando arriva, ahimé l’ha mangiato qualcun altro “controvoglia perché guarda mi dava fastidio che restasse lì”
22) Quando al bar il tizio prima di te ti frega l’ultima brioscina, quella che avevi adocchiato con avidità da dieci minuti.
23) Quando stai parlando male di Sempronio, in giro per il centro con un/una amico/a e senti “toc toc” sulla spalla. E’ Sempronio che, casualmente, passeggiava dietro di te.
24) Quando ci metti un’ora a capire da quale presa della corrente arrivi l’odore di plastica bruciata e intanto ti sta andando a fuoco il bidone della spazzatura in cucina.
25) Quando, ad una festa dove non conosci nessuno, inciampi platealmente in mezzo alla sala.
26) Quando, in mezzo a gente bigotta, ti viene da starnutire e per brutta abitudine ti scappa un “Eeeeecciùccia!”
27) Quando ti chiedono in prestito un oggetto, e non puoi rifiutare, nell’unico giorno all’anno che avevi deciso di usarlo.
28) Quando il tuo provider decide che tu sarai off-line tutto il giorno, proprio quando dovevi consegnare una importante relazione di lavoro dall’altra parte d’Italia.
29) Quando un anonimo ti stressa con chiamate mute sul telefono di casa, e all’ennesima sollevi il ricevitore urlando “Che cazzo vuoi!?” e scopri che era il tuo agente immobiliare che ti informava sulle ultime novità per la vendita di casa tua.
30) Quando scrivi un post, e dopo ore di travaglio intellettuale, invece di cliccare su “home page”  per aprire una nuova scheda e fare una piccola ricerca, clicchi su “aggiorna” e il tuo post è scomparso per sempre.

* Perchè mi sa che gli uomini credono che, quando noi donne abbiamo il ciclo, abbiamo le fontane aperte e guai a spostare il baricentro! Il flusso violento potrebbe spargersi attorno e spazzare via tutto come quello dell'idrante dei pompieri. Altro che cascate del Niagara. Figurati fare la ruota.
...
Ma va là, va là.
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domenica, 13 luglio 2008

Nessuno sa di chi fossero figli Qui, Quo, Qua. Perchè in realtà non avevano la mamma papera, ma la mamma maiala.

Le feste di paese sono una meravigliosa occasione per studiare la stupefacente molteplicità di esseri, grotteschi nonché spesso molesti, del paese.

Per esempio:
l’Oca Vulgaris che, alla sagra della salamella, arriva su campo sterrato in minigonna rasopelo, o forse quella è la cintura e la poveretta è distratta ed ha scordato la gonna a casa.
Inutile dirlo, invece della scarpetta sportiva o della ciabatta infradito di cui tutti siamo accessoriati, lei indossa uno stiletto dal tacco a spillo di 20 centimetri, le ci vorrebbe il porto d’armi, con un calcio ben mirato potrebbe trasformare gli attributi del primo maschietto che passa in uno spiedino. Da metterci in mezzo due peperoni e da grigliare, il tutto assieme alla salamella. Basta che poi non offra in giro, grazie, m’è passata la fame.
Siccome fa caldo e il sudore in mezzo alle tette proprio non lo sopporta, la povera, esibisce una scollatura vertiginosa, il che potrebbe tranquillamente far nascere questo surreale dialogo fra l’ochetta e voi:
Ochetta: - Ma è troppo scollata, questa magliettaaa?
Vera: - Ma no, ti si vedono solo i peli del petto.
Ochetta: Ma io non hooooo i peli sul pettooooo!!!
Vera: - Allora è troppo scollata.
Ciliegina sulla torta, trucco da battona che le Bratz in confronto sono acqua e sapone, e capelli così tirati da fungere da lifting naturale.
Sembra avere gli occhi a mandorla, invece ce li ha da pesce lesso. Come sempre.
 
Il Mandrillo Siluratum, che arriva preceduto dal rombo del suo cinquantino smarmittato e appositamente truccato, surrogato al richiamo d’amore del maschio del luogo, seguito poi da una tempesta di sabbia e gas di scarico e improperi in varie lingue e dialetti.
Scende dal trabiccolo piazzandolo sul cavalletto con la delicatezza dell’orafo che ripone un gioiello prezioso in un lussuoso astuccio di velluto, e dopo una virile strizzatina ai maroni, con la postura dell’orango si avvia in mezzo alla folla guardandosi attorno tentando di emulare lo sguardo del conquistador latino, riuscendo solo a fare quello del tamarrum campagnolus.  
Adocchia la tipa che gli piace, e che ovviamente piace a tutti i fighetti del paese (n.d.r: questa figura coincide spesso con l’Oca Vulgaris) e le assesta una pacca sul sedere così forte che, all’urletto ultrasonico della poverina, tutti cani nel giro di 10 km iniziano a guaire.
Il Mandrillo, non appena riceve un sonoro schiaffone della tipa, emette il classico verso animalesco di dissenso: “Ohmicacellaisolotè, micacellaisolotè, micacellaisolotèoh.” E si allontana sconfitto ringhiando mentre gli altri maschi del branco lo deridono battendosi il petto ed emettendo il richiamo d’amore per conquistare la femmina, adesso libera: “Obbellafì, iocelloppiuggrò, iocellopiullù, iocellopiuppì, malousobbè.”
O in altenativa :”Obbellafrè, dammelammechessoppiufì”.
Solitamente l’ultimo è il maschio dominante, quello con cui la femmina uscirà, si farà coprire di regali per poi concedersi e restare il giorno dopo ad aspettare una telefonata che non arriverà mai, mentre lui sarà a vantarsi con gli amici al bar, tirando fuori una storia da far invidia a Siffredi quando invece hanno limonato tutta la sera e nemmeno una palpatina.
Gli altri invece, se ne andranno dicendo: “Alla fine non era così bella, e poi è ancora acerba.”
 
Il Dispensatorus Cibariam: colui che, al di là del bancone dei panini, sudato come un cavallo frisone, nervoso come un crotalo del Qatar, e socievole come un caimano egiziano, corre fra nuvole di fritto e chiazze di ketchup, confondendo le ordinazioni e urlando di tanto in tanto: “Fì, e adesso chemminchiacifò con questo paninoqquì?” quando ti permetti di fargli notare che avevi pagato solo un chupachup. Paventa una ipotetica allergia al lattice e quindi non indossa i guanti, ha immancabilmente le unghie a lutto, le bibite te le serve in un ditale da cucito, con quelle in lattina, poi, tira la linguetta e te le lancia come fossero granate.
Granita! Ho detto GRA-NI-TA!” ma non c’è niente da fare.
E il tuo panino sarà sempre quello raffermo, con la salamella bruciata, la cipolla mezza cruda, e una colata di maionese che fluisce dal polso verso il gomito al primo morso. Per fermare la sua folle corsa sulla camicia nuova stirata di fresco che avevi messo proprio quella sera che la tipa, forse, te la da.
 
Il Presentatoreietto, quello che nessuno caga tranne che durante l’estrazione vincente del biglietto vincente della lotteria della parrocchia, con il quale ci si aggiudica un meraviglioso ed indispensabile spremi-melograno, che però devi prima sgranare chicco per chicco perché la macchina li spreme ad uno ad uno. Come non averlo?
Il Presentatoreietto passerà l’intera serata ad invocare applausi, poi ad elemosinarli ed infine correrà a pregare uno per uno tutti i presenti di applaudire, almeno una volta, per poter dire, un giorno, che la sua carriera ha avuto un senso.
Presenterà il saggio di danza dei bambini, storpiandone immancabilmente il cognome, mentre i genitori gliene indicano con garbo la fonetica, urlandogliela da sotto il palco, e accompagnando il suggerimento con lancio di oggetti più o meno contundenti. Non potrà cenare, perché in quanto tutti credono che sia un essere mitologico, nessuno crederà che ha bisogno di nutrirsi. Non parteciperà mai ad un ballo di gruppo perché, al massimo, gli farebbero fare la parte della ramazza nel ballo della scopa. Non si sa chi l’ha invitato, quindi nessuno lo pagherà.
 Anche contuso ed emaciato, spesso sanguinolento, il Presentatoreietto sorride nonostante la finestra apertasi poco prima fra gli incisivi al lancio di una lattina di cola (piena) da parte del padre di Menanlevo Domenica, partecipante al saggio di danza e apostrofata involontariamente con un “Melalavo Domenica” dal tapino.
 
Ci sarebbero anche il vocalist, l’organizzatore, la coppia tipo, il branco di ragazzini della neo-generazione. Ma questi, magari, li tratteremo nella prossima puntata di “Quork: l’anello mancante”.
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domenica, 06 luglio 2008

Ci sono momenti in cui...
preferisci non pensare.
Preferisci convincerti che tutto passa ma, intanto, ti girano i coglioni.
Come disse tizio?
"Non può piovere per sempre, ma intanto ci si bagna."
Ci sono momenti che ti senti sola, e guardi la gente che ti incontra e ti saluta gioiosa con quel nonsoché di viscido e ti viene un conato di vomito ad ogni sorriso.
E ti sembra che tutti ti guardino storto, e sotto quei risolini ci sia qualcosa che cova, come un "vaffanculo" detto fra i denti, sfoderando il sorriso migliore.
Ti sembra che la gente mormori quando passi, che ti indichi, ma quando ti volti ognuno è perso nei fatti suoi,  in un misto di imbarazzo e forzata nonchalance.
E avanzi a testa alta in mezzo a tutti, pensando: "Devo essere proprio paranoica! E' solo che ho avuto una giornata storta."
...
Poi ti accorgi di avere un vistoso sbaffo di maionese sul naso.
...
Maledette feste di paese.
In realtà, feste e sagre a parte, sono davvero depressa.
Io che sorrido sempre, mi ritrovo a non poter essere triste perchè tutti si aspettano che io sorrida, e se piango, mi rompono anche i coglioni e senza nemmeno chiedere perchè piango, dicono: "Uuuuh, esageraaaaata! Dai, dai che passa."
...
Maledetti. Maledetti superficiali.
Vi andasse di traverso il panino con la salamella.

Upgrade: questa canzone rende appieno il mio stato d'animo.
Dai sù, lo so che è triste, ma è meravigliosa.
Mi raccomando tenete lontani barbiturici, lamette, roipnol, lexotan e sostanze velenose di vario genere durante la visione.
Scherzo.
E poi io, Calogero, lo adoro. QUI il testo.
Enjoy.

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sabato, 31 maggio 2008

"Adoro l'odore del Napalm di mattina... ha il profumo della vittoria." *

Le giornate, lì in Calabria, sono dure.
Ah, se sono dure. L’estate inizia i primi di Maggio, ai primi di Giugno già si versano litri di sudore e si svuotano bottiglie di chinotto e cocacòle e schweppstònicheallimone acquedellasalute e si fa tanta plin plin, col risultato di disidratarsi lo stesso e non poter fare nemmeno una passeggiata senza aver visitato tutti i cessi nel giro di tre chilometri.
Svegliarsi col puzzo di bruciato che preannuncia l’imminente arrivo delle fiamme che in poco tempo divorano tutto il vicinato nonché il giardino di casa, ha un nonsochè di rustico, ma puzzare come una caciotta affumicata per tutta la giornata perché manca l’acqua, e puoi appena appena sciacquare le ascelle, non è poi così bello.
Con il rumore dei Canadair e degli elicotteri che sorvolano casa ogni 3 minuti a bassissima quota, ti sembra di essere in guerra. L’afa e l’umidità non ti fanno respirare.
E poi i vicini si stupiscono se ti vedono uscire in mimetica col coltello di Rambo fra i denti, il bazooka in spalla e due righe nere sulle guance, bofonchiando: “Maledetti musi gialli, non mi avrete mai!”
Per questo io, lì, non ci voglio stare.
Per i vicini.

* Confidando che abbiate riconosciuto la citazione nel titolo, mi chiedo: ma che profumo di merda usa la Vittoria?
Vittoria chi?
Ma si, la Vittoria, la moglie del Gino... :P
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domenica, 20 aprile 2008

Silence! I kill you!

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lunedì, 14 aprile 2008

Per ciò a cui più tieni al mondo c'è un costo che prima o poi va pagato.

"E' il giorno della morte che da alla vita il suo valore"

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martedì, 11 marzo 2008

I pomodori guardano al futuro: odiano il passato.

Chi l’ha detto che bisogna essere vegetariani?
La moda, lo dice. Lo impone.
Bisogna essere bio, vegan, trendy, cazzi e mazzi.
Altrimenti poi accumuli ciccia, e ti tocca comprare la pedana vibrante di Mediashopping.
La pedana vibrante.
Ma è un nuovo modo di fare autoerotismo, oppure una gran presa per il culo?
Opterei per la seconda.
Ormai anche gli animali vengono nutriti col bio.
E appena un ospite, a cena, vedendo la povera bestiola sbavante sotto il tavolo, gli allunga di nascosto una fettina di pancetta, quello muore di colesterolo alto fra atroci sofferenze.
Ai miei tempi” agli animali di casa si dava la pasta scotta con la carne trita, qualche crocchetta, gli avanti di pranzo e cena. E magari erano più in salute e longevi di noi.
 “E’ nutrizionalmente sbagliato!” avranno strillato i cultori del bio e delle nuove scienze nutrizionistiche per gli animali domestici. Si, si. Lo so.
E oltretutto non è trendy, vuoi mettere le crocchette bio con gli scarti di carne presi dal macellaio?
Neanche a parlarne.
A me sinceramente non frega molto. Io animali non ne ho, e appena posso scappo a fare un salto da Mc Donald’s, o al Burghy, oppure ovunque mi diano la possibilità di abbuffarmi di cibi untuosi e meravigliosamente saturi di grassi, ma perlomeno non perdo il buonumore, la gola ci guadagna e gli amici non possono dirmi che sono una iena perché una dieta di lattughino e rape lesse mi crea scompensi mentali.
Non è piacevole sentirsi dire: “Ma che hai? Ti sei svegliata male? Secondo me non trombi abbastanza.”
Perché in effetti quello succede, alla fine.
Quindi, care acciughine sifilitiche tendenti all’anoressia, che credete che un culo basso e moscio attiri di più i maschietti che una quarta di reggiseno.
Sappiate che la fine che farete è questa: quando, fissate con la dieta, diverrete così scialbe e tutt’ossa da non meritarvi più gli sguardi libidinosi dei coetanei di sesso maschile con almeno qualcosa in più che due dita di cervello, roba che non avranno voglia di toccarvi nemmeno con una canna da pesca telescopica, passate pure da me, che vi accompagno al Mc Donald’s.
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giovedì, 14 febbraio 2008

Home decor? Non ne ho ikea.

Le riviste di arredamento, questi meravigliosi ludici container di cazzate.
Ma parliamone.
Direi innanzitutto che possiamo dividerle in 3 categorie:
- Quelle per sofisticati figli di papà o eclettici fashion-victims traboccanti di quattrini.
- Quelle miste, ma pur sempre abbordabili da noi comuni mortali.
- Quelle completamente, indiscutibilmente, magnificamente inutili.
 
Le prime espongono, nelle loro evanescenti vetrine cartacee, merce di inestimabile valore e, spesso, anche di dubbio gusto. Di quegli articoli con “prezzo a richiesta” e nomi impegnativi come boiserie, dormeuse, chaise longue, che non ci si capisce un cazzo.
Ma non potevano scrivere semplicemente pannelli in legno, sdraio, sedia lunga, eccetera? Troverete recensioni su piastrelle, leopardate, in schiuma isolante come quelle dello shuttle; case sontuose arredate con vecchi mobili da mercatino dell’usato; poufs in vera pelle di culo di marmotta; impianti con caldaie all’ununquadio e berkelio, pannelli che sfruttano la luce riflessa da Venere e altre diavolerie idonee allo sfruttamento delle energie rinnovabili e lo svuotamento del portafogli, l’ecologia a tutti i costi che se li strafotta. Insomma, cose che io, che conduco una vita da sottopagata a progetto, non potrei permettermi.
MAI, nemmeno se mi adottasse Bill Gates.
 
Le seconde sono quelle per gli amanti dell’ home decor fai-da-te e del bricolage, ma anche per quelli che desiderano arricchire la loro dimora con complementi d’arredo all’ultimo grido, poi che importa se il pouf è di vera finta pelle di scroto di babbuino e che la boiserie in soggiorno è in realtà composta dalle doghe ortopediche del divano letto ormai da buttare. Infatti non a caso, in allegato alla favolosa rivista d’arredamento, troverete spesso uno dei tanti periodici dal titolo “Restaurare”, indispensabile dopo che, seguendo i consigli di casalinghe annoiate spacciatesi per giornaliste esperte nel settore (in realtà stanno alla decorazione quanto un chilo di marshmallows sta a un diabetico) , avete ridotto casa vostra ad un qualcosa di assimilabile più ad una fatiscente baracca da campo nomadi arredata con pezzi kitsch di recupero, un museo del trash, piuttosto che una domus  di tutto rispetto quale volevate che fosse.
 
Le terze… Ah, le terze! Sono quelle che non riportano prezzi, siti dei venditori, descrizioni dei prodotti. Hanno scopo puramente celebrativo degli architetti che le hanno progettate, arredate e di cui , 9 volte su 10, sono i proprietari. Esticazzi. Anche io, se avessi una laurea in architettura e un discreto saldo in banca milionario, al sicuro su conto estero, coprirei le pareti di quadri o-ri-gi-na-li di Van Gogh, Cézanne, Renoir , alternandoli a termosifoni artistici di ultima generazione (non ci sarebbe molta differenza di prezzo, devo dire), camminerei su caldi pannelli di teak dorato e rivestirei la stanza da bagno con piastrelle iridescenti ad effetto metallico e rilievi raffiguranti un bosco di bambù a partire da 250 € al mq e utilizzerei box doccia extralarge in muratura e costosissimi asciugamani in soffice, puro cotone.
 
Ma siccome sono una poveraccia che si  fa il culo ogni giorno per tirare fine mese, mi tocca accontentarmi delle stampe dell’Ikea, di una sbrindellata stufa elettrica, camminando su un gelido pavimento in ceramica-da-quattro-soldi, con le piastrelle del cesso color vomito di cane e facendo a cazzotti con il box doccia ogni volta, al punto che un giorno o l’altro impatterò così violentemente contro una delle infide ante, che al pronto soccorso non sapranno più come ricucirmi. Farebbero prima a lasciarmi coperta di schegge di vetro e far finta che sia un tipo di scarificazione ornamentale.
Dulcis in fundo, i miei asciugamani, in volgarissima ed economica spugna, sono così ruvidi che ogni volta che mi ci asciugo dopo il bidet, mi brucia il culo per due giorni.
Così disse SeVeraMente quando erano le 01:27 | Permalink | commenti (2) (pop-up)
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