Ci sono quei momenti in cui Vera si ritrova da sola, in casa e con sé stessa, per un po’ di tempo.
Così vive di musica, giornate senza orari e introspezione.
Balla da sola emulando con l’aspirapolvere un eventuale cavaliere, il cellulare diventa un microfono, le scatole di mentine si trasformano in maracas e lo swiffer in una chitarra.
Eh si, sono scene orripilanti.
Ma Vera è da sola e se ne frega.
...
Devo dire che riscoprire la solitudine dopo tanto tempo, all’inizio fa paura, ma alla fine non è poi così male. Anzi. E’ che a vivere per anni da sola ad Altrove ho imparato bene ad apprezzarla.
Devo ammetterlo, per quanto riguarda le coinquiline, io sono stata la Regina delle Sfigate.
Mi sono imbattuta, in ordine sparso:
in una desaparecida, mai vista in tre mesi. Un giorno si è materializzata sul tavolo una lettera in cui diceva che avrebbe lasciato l’appartamento. Le sue cose sono sparite un giorno che ero fuori casa. Ho trovato un altro biglietto, i soldi per le bollette e tanti saluti. Un ectoplasma, insomma.
Poi i cannabinomani che mi portavano in casa tutti gli spacciatori di Altrove e mi ritrovavo in soggiorno gente molto abbronzata col bilancino, che pesava, tagliava e impacchettava hashish e marijuana.
Poi una simpatica lerciona capace di ridurre la casa una pattumiera nel giro di un’ora.
L’alter ego di Mastro Lindo, la Generalessa dei Nemici dell’Igiene, la Regina della Discarica.
Anche il vibrione del colera, incontrandola, si sarebbe suicidato.
Simpatica donna che è rimasta incinta ed ha abortito ogni 6 mesi per tutti e tre gli anni che siamo state in casa insieme. Correndo a piangere da me, ovviamente.
A lei, seguì una londinese tutta risatine, occhioni azzurri e mozziconi di sigaretta nel bidet, con un fidanzato completamente idiota che era il sosia di Shumacher e la frase più intelligente che ho sentito uscire dalla sua bocca, è stata: “Gh.”
Poi la mia cara amica Vic (abbreviazione di fashion VICtim), snobbizzatasi altresì per colpa delle colleghe, e che aveva iniziato a parlare strano mozzando le parole. Rincasava scivolando in camera con movenze da gran diva, avvoltolata nel suo piumino firmato ed esclamando con voce simil-Ornellavanonica:
- Guarda, che giornà terrì, terrì, terrì. Al lavò, uno schì. Mi hanno fatto impazzì, esaurì. Che gente idiò, porcatrò. Sono distrù, distrù, distrù!
Dopo l’ennesimo trasloco, la convivenza con Einstein, quel cerebroleso del mio ex, infarcita di scene divertentissime (non per me) soprattutto durante le feste o in occasioni particolari, quando regalavano a lui quello che desiderava, e a me... un ferro da stiro. Una pentola a pressione. Sei paia di calzini da mercatino. Di quelli orribili, col merletto, che non avrei indossato nemmeno all'età di tre anni. Il regalo più bello, però, è stato il frullatore, devo dire. O quella lampada che sembra una scultura di arte postmoderna che non so se a te piace, cara, ma Einstein l'adora.
O la macchinetta per il cappuccino, dal momento che sapevano che io non lo sopporto (il cappuccino).
Ma guarda caso il loro piccolo, caro, indifeso, ottuso Einstein - toh, ma guarda! - lo adorava! (il cappuccino).
Insomma, nei miei ricordi sfilano orgogliose tante figure strane, tante persone singolari.
Alcuni - pochi - a modo loro, mi hanno lasciato qualcosa di buono.
E gli altri?
Gli altri come ad esempio Einstein e la sua allegra famigliola di cobra sputatori?
La lerciona? I cannabinomani? Molti dei colleghi incontrati facendo i lavori più disparati per tirare fine mese? La gente che mi ritrovavo a dormire in casa, sul pavimento, sul tavolo, sul divano, nella vasca da bagno, dopo che avevano bivaccato in sala con le mie coinquiline e fumato e bevuto e svociàto dando fondo a tutte le provviste (anche le mie!) per tutta la notte, tenendomi sveglia, ed io non sapevo nemmeno chi fossero, questi qui?
Beh. Prego per loro.
...
Che un giorno possano bruciare all’inferno.