Ieri mi è arrivato il ciclo.
...
No, non parlo di mestruazioni, ma di bicicletta.
Una bella bici nuova, rossa come un Ferrari. Un regalo.
Erano almeno 10 anni che non ne portavo una. Se tralasciamo quella volta che ho preso la mountan bike di Lamaria e mi sono schiantata contro il muro appena fuori dal cancello di casa.
Ma vabbè.
Ieri sembravo tornata bambina. Ho portato a casa a mano il biciclo, con un sorriso che andava da un orecchio all’altro, e appena lontano da sguardi indiscreti, mi sono lanciata in sella al mio Ferrarino a due ruote.
E proprio come su un Ferrari mi sono scaraventata in strada fendendo l’aria e i maledetti piumini dei pioppi, che in questo periodo sono una vera piaga.
Solo dieci minuti, tanto per vedere com’è.
E in dieci minuti – solo dieci – sono riuscita, nell’ordine:
- a far crollare d’infarto il vicino quando, durante una curva troppo larga, ho rischiato di rifare la fiancata del suo Suv nuovo;
- a rischiare di ridurre il bassotto di quella a fianco ad una sottiletta, così poi avrebbe potuto farlo entrare in casa da sotto la porta;
- a schiacciarmi le dita sotto il sellino mentre tentavo di sistemarlo un po’ più un alto;
- infine, a ripartire col cavalletto abbassato.
E ringrazio di non essermi schiantata contro il cancello di casa, solo perché ho perso velocità sobbalzando, dopo aver preso un tombino.
Adesso mi fa male il culo, non mi sento più le gambe - eh si, sono proprio fuori forma – e mi si sono informicate le dita, quelle peste.
...
Forse erano meglio le mestruazioni.
Sempre di
ciclo si tratta, ma almeno fa male
solo una volta al mese.