Vera*Mente

Vera è Vera o Vera è falsa?
martedì, 13 ottobre 2009

Apri la tua mente! E spera non si inceppi la cerniera.

 - Bene, questa è la sua prima giornata di prova, se andrà bene a noi, e se andrà bene a lei, parleremo dell'aspetto economico e contrattuale. La affido a Gianpirla, l'ho già pagato stamattina, ah ah ah ah, quindi lo sfrutti, mi raccomando, gli faccia tutte le domande che vuole. In bocca al lupo!
...
5 minuti dopo, mentre vengo portata in strada, con il più assoluto riserbo su quale fosse il lavoro che mi veniva offerto - avrebbero potuto anche portarmi su un marciapiede dicendomi "Tò, batti", ancora non ne sapevo nulla - chiedo all'antipaticissimo Gianpirla:
- Scusami, ma... si tratta di commerciale?
- Esattamente.
- Bene, non fa per me.
- Grazie e arrivederci allora, e in bocca al lupo.
- Si, in bocca a sòreta.

...
La giornata di prova più breve della mia vita.
E il tutto mi è anche costato 10 €.

Di benzina.
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mercoledì, 07 ottobre 2009

Tutto gira attorno a te! Come disse Doroty.

 E' quel "nessun appuntamento futuro" sul today del mio palmare, che mi inquieta parecchio.
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venerdì, 25 settembre 2009

Tutti i funghi sono commestibili. Alcuni, una volta sola.

Ci sono quelle volte che mi sveglio la mattina e mi sento come Gulliver atterrato e legato al suolo dai Lillipuziani, come la Bella addormentata prima del bacio del principe, come Doroty dentro la casa che vortica dentro al ciclone, come Hansel e Gretel prigionieri della strega.
Ovvero incapace di alzarmi, in coma, stordita e senza scampo.
Magari fossi la Principessa sul pisello (sono poche le volte che dormo in compagnia dell'Ingegnere), o Aladino con la lambàda magica, almeno si balla e ci si diverte.
Mi basterebbero un gatto e una volpe che mi dicano cosa fare, ché di grilli (parlanti) per la testa ne ho anche troppi! Quindi poche ciance e ditemi se per Collodi il Paese dei Balocchi non fosse l’Italia per chi evade le tasse.
Bella non sono ma la Bestia per casa (che non è un castello) ce l’ho eccome: mia madre quando si incazza altro che specchi rotti, poi ci credo che il mobilio si mette a parlare: è per chiedere pietà.
Non mangio i funghi per paura di trovarci dentro i Puffi.
E perché se poi mangiandoli prendo quello sbagliato e divento minuscola come Alice nel Paese delle Meraviglie?
Chi ha castrato Roger Rabbit? Io non c’entro.
Il Bianconiglio invece l’ho fatto fuori io, in umido con le patate.
Il Brucaliffo l’hanno arrestato per spaccio.
Il leone è allo zoo, non ha niente di regale e un cazzo da cantare, chiuso nella sua gabbia senza onore. Altro che cerchio della vita, un cerchio alla testa, ecco cos’ho.
Per me Biancaneve è quella che sniffano al sabato sera quelli che si vanno a schiantare con l’auto dopo la discoteca, per quanto mi riguarda nemmeno i nani di gesso vogliono stare nel mio giardino. Perché?
Puzza puzza puzza che puzza. La fossa biologica? Macchè. Le puzzette del mio cane.
Terribile. Il gas nervino a confronto è come la polverina magica di Pollon, quella che “sembra talco ma non è, serve a darti l’allegria! Se la mangi o la respiri ti da subito l’allegria!”
Pollon aveva capito tutto della vita.
Secondo me Kate Moss, da piccola, guardava Pollon.
Adesso mi spiego tante cose.
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giovedì, 17 settembre 2009

Pitagora morì di calcoli?

Guarnizione della testata dell’auto: 350 € con Mastercard.
Valvola termostatica: 20 € con Mastercard.
Pagare lo specialista per il tuo cane che soffre lo stress: 150 € con Mastercard.
Navigatore satellitare per raggiungere il tuo nuovo posto di lavoro: 80 € con Mastercard.
Scoprire che, siccome devi urgentemente portare il cane dal veterinario prima che inizi il corso di formazione per il tuo nuovo lavoro, mentre stavi andando con l’auto da riparare da un’altro meccanico - perché il primo era uno stronzo - si è bruciato anche l’alternatore, NON HA PREZZO.
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categoria: citazioni, scazzi quotidiani, licenza poetica

giovedì, 13 agosto 2009

La prima chitarra non si scorda mai.

Non c’è Antò, ma fa caldo lo stesso. Tanto caldo.
Di notte invece del the fresco devo accontentarmi dell’acqua tiepidina che durante il giorno ribolle sul mio comodino.
Il mio cane ha tentato il suicidio affogandosi in una pozzanghera.
E’ un chihuahua.
Sul cellulare, oggi, invece di “digitare codice PIN” è comparso “Non ce la faccio più”.
Anche il mio peluche preferito ha dato forfait. Stamattina l’ho trovato depilato.
Nella  zampa di pezza stringeva una lametta.
Fa talmente caldo che ieri ho trovato una cannuccia infilata nella vasca del loto, e che terminava dentro il vaso delle piante grasse. Mi staranno lanciando un segnale?
Per questo emigro, me ne vado in vacanza, parto.
Addio, adieu, adios, goodbye, Auf Wiedersehen, na svidenje, hejdå, vafantomàzzu.
Finirò su una spiaggia con la chitarra, ad ululare alla luna mentre tutti pomiciano.
Oppure sul lago a cercare Clooney per chiedergli come cazzo possa stare con quello scopino di cesso della Canalis, quella prugna secca griffata, la sorella illegittima del mascellone Ridge, quel manico di scopa col make up.
Magari in montagna, a ricercare il mio io, per poi scoprire che anche lui è andato in vacanza.
Al mare.
Insomma, cercavo solo un modo per dire che ci si rivede quando sarà un po’ più fresco.
Male che vada cerco asilo alla Alcor.
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mercoledì, 10 giugno 2009

L'uva passa, quando esce la sera, mette i pistacchi a spillo.

DLIN DLON.
- Buongiorno,lei è la signora Vera?
- Signorina prego.
- Siamo dell' ENPA. Ci hanno segnalato che lei maltratta gli animali. Ce l'ha detto il suo vicino qui.
- Ma quali animali? Siete matti? Qui ho solo un problema coi ragni.
- Ragni?
- Si, come questo qui -
dice Vera mostrando il cadavere di un ragno di qualche chilo accanto al cancello - Ogni volta che sto via un fine settimana prendono possesso della casa!
- Oh mi scusi! Credevo fosse il suo chihuahua!
- dice facendo capolino il vicino da dietro il tizio dell'ENPA.

...

Aiutatemi.

Dice il saggio: "Quando il gatto non c'è, i topi ballano."
Da me i topi se li sono mangiati i ragni.

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mercoledì, 03 giugno 2009

Fuck you!

QUI il testo.
...e pare che si stia lavorando ad una versione italiana del video.
Se volete partecipare potete scrivere a LUI.

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categoria: citazioni, video, una occhiata in giro, storie parallele

mercoledì, 27 maggio 2009

DOPO RIN-TIN-TIN E REX, ZERO ZERO SETTER.

In casa mancano soltanto le zanzariere.
Ma con quello che costano, faccio prima a mettere le segnalazioni luminose per far atterrare direttamente gli insetti in giardino.
Da queste parti, le zanzare sono così grosse, che le zanzariere le sfondano a spallate.
Non hanno il pungiglione, ma bussano alla porta di casa ed arrivano in camice con la sacca per le trasfusioni.
Non solo passi delle notti insonni, soffri e ti gratti: ti lasciano anche dei ponfi orribili.
Praticamente quando hanno finito ti rilasciano anche la ricevuta, quelle dannate sanguisughe.
Come i dentisti (non me ne vogliano).
Infatti notavo qualche analogia.
 
Altra questione spinosa: chi ha scelto il tessuto per le tende da sole?
Qualcuno dice che sia stato l’Architetto, qualcuno dice ci sia stato un voto segreto, una riunione tipo loggia massonica, un meeting misterioso... insomma, una sola cosa si sa dell’identità di colui che ha scelto il tessuto:
che è daltonico.
Non si possono mettere le tende verde e gialle su un edificio rosa!
...
Se scopro chi è, gli faccio gli occhi viola, lo copro di segni rossi delle frustate e di bei lividi verdi.
Poi gli chiedo di che colore sono, e se sbaglia... ripassiamo!!!
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mercoledì, 20 maggio 2009

Le tende da sole sono molto tristi.

Oggi è venuto il tappezziere a montare le tende in sala.
Non so qualcuno di voi ha già fatto questa splendida esperienza, ma io ne rimarrò segnata per il resto dei miei giorni. Il conto in banca  - soprattutto - rimarrà segnato per il resto dei suoi giorni.
Adesso credo che la guida su cui scorre il tessuto misto lino che ci hanno consigliato, sia stato realizzato in oro purissimo.
Altrimenti non si spiega milleduecento euro per una tenda.
All’Ikea, allo stesso prezzo ci comprerei di quei tessuti da tirar su un tendone da circo.
E al tappezziere farei fare l’uomo cannone, e lo manderei affanculo con l’elastico, così quando torna ce lo rimando un’altra volta.
Eppure devo solo schermare il salotto da sguardi indiscreti.
Un po’ anche dal sole, altrimenti le mie phalaenopsis rischiano il collasso, ed io con loro, se per non abbronzarmi devo spendere milleduecento neuri.
Preferisco fare una scorta industriale di crema solare protezione 60, cazzo.
Costa meno e non attenta alla mia sanità mentale.
Ormai è andata.
 
Però adesso posso scaccolarmi liberamente di fronte alla porta finestra senza che il postino con lo scooter, che si schianta contro il cancello - distratto a farsi i cazzi miei - abbia una espressione troppo schifata quando lo portano via in ambulanza.
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mercoledì, 13 maggio 2009

Un punto è un asterisco col gel?

A volte pare che io e mia madre parliamo due lingue diverse.
Sembrerebbe il solito luogo comune, ma davvero, se qualcuno ascoltasse i nostri dialoghi penserebbe che io parli con una donna giapponese.
 
- Mamma! Attenta, c’è corrente, sbatte la porta... l’hai lasciata aperta.
- Takiùru, takiùru!*
- Ma non era vietato piantare gli alberi in giardino? Il vicino ha appena fatto portare un ulivo.
- Mankikàni!*
- Sei felice?
- Nontokku kitakki ‘nterra!
- Ammazza che pioggia, la butta che Dio la manda!
- Pari nu’mari motu!*
- Sei troppo stanca, riposati!
- Mi veni mimòru!*
- Non sei andata in cantina da sola? Troppo buio?
- No, mikakài.
- Che stai facendo?
- Mindivaju.*
- Dove?
- Aundajagghìri?* Mifazzaspìsa!*
 
Chi glielo spiega, adesso, che ogni volta che la terra tremava, giù, non era il Fujiyama ma l’Etna?
 
(Attenzione: per comprendere il significato di questo post potrebbe essere d’aiuto leggere la traduzione sottostante. Enjoy.)
 
*Takiùru= tà chiuru (te la chiudo)
* Mankikàni= manch’i cani (manco li cani)
* Nontokku kitakki ‘nterra= non toccu chì tacchi ‘n terra (non tocco con i tacchi [i piedi] a terra)
* Pari nu’mari motu= pari nù marimotu (sembra un maremoto)
* Mi veni mimòru = mi veni mi’ moru (mi viene da morire)
* No, mikakài = no, mi cacài (no, me la sono fatta sotto)
* Mindivaju = mi ‘ndì vajiu (me ne vado)
* Aundajagghìri = aundi ajiu a’ gghiri (dove devo andare)
* Mifazzaspìsa = mi fazzu ‘a spisa (a fare la spesa)
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categoria: scazzi quotidiani, licenza poetica, vernacolari, la genitrice

mercoledì, 06 maggio 2009

Veni, vidi, bici.

Ieri mi è arrivato il ciclo.
...
No, non parlo di mestruazioni, ma di bicicletta.
Una bella bici nuova, rossa come un Ferrari. Un regalo.
Erano almeno 10 anni che non ne portavo una. Se tralasciamo quella volta che ho preso la mountan bike di Lamaria e mi sono schiantata contro il muro appena fuori dal cancello di casa.
Ma vabbè.
Ieri sembravo tornata bambina. Ho portato a casa a mano il biciclo, con un sorriso che andava da un orecchio all’altro, e appena lontano da sguardi indiscreti, mi sono lanciata in sella al mio Ferrarino a due ruote.
E proprio come su un Ferrari mi sono scaraventata in strada fendendo l’aria e i maledetti piumini dei pioppi, che in questo periodo sono una vera piaga.
Solo dieci minuti, tanto per vedere com’è.
E in dieci minuti – solo dieci – sono riuscita, nell’ordine:
- a far crollare d’infarto il vicino quando, durante una curva troppo larga, ho rischiato di rifare la fiancata del suo Suv nuovo;
- a rischiare di ridurre il bassotto di quella a fianco ad una sottiletta, così poi avrebbe potuto farlo entrare in casa da sotto la porta;
- a schiacciarmi le dita sotto il sellino mentre tentavo di sistemarlo un po’ più un alto;
- infine, a ripartire col cavalletto abbassato.
E ringrazio di non essermi schiantata contro il cancello di casa, solo perché ho perso velocità sobbalzando, dopo aver preso un tombino.
Adesso mi fa male il culo, non mi sento più le gambe - eh si, sono proprio fuori forma – e mi si sono informicate le dita, quelle peste.
...
Forse erano meglio le mestruazioni.
Sempre di ciclo si tratta, ma almeno fa male solo una volta al mese.
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categoria: citazioni, scazzi quotidiani, una occhiata in giro

giovedì, 23 aprile 2009

Non è mai troppo tarzan.

Il giorno in cui qualcuno mi spiegherà a cosa servono i consulenti d’arredo – a parte che a dilapidarti il patrimonio – la mia vita sarà completa.
Ma dal momento che nessuno mai riuscirà a convincermi dell’utilità di questi esseri che sono convinti che in ognuno di noi sia nascosto un miliardario, allora eccomi a scrivere (inveire) contro tutte quelle figure professionali a cui sei costretto a rivolgerti quando prendi casa nuova.
Ecco il sunto della situazione:
- l’anta del frigo: cigola come la porta delle segrete del castello nei migliori film dell’orrore, tanto che per dissimulare, quando abbiamo ospiti, prima di aprire il frigo io e mamma ci travestiamo da Freddy Krueger e da Dracula.
- Il cestello dell’Immondizia Ikea montato su carrello estraibile: paragonabile soltanto al meccanismo di espulsione del pilota dall’abitacolo di un jet militare, ad ogni estrazione parte una tibia.
- Le tende (mancanti): ad ogni visita dell’agenzia agli appartamenti limitrofi, i clienti fanno anche il tour virtuale di casa mia. Da fuori. Attraverso la porta finestra della sala e della cucina.
Ma una forchettata di cazzi loro? Una volta ci hanno chiesto addirittura di mostrare loro il bagno, ché da fuori non si vedeva.
- Il divano letto: una trappola mortale per chi, come me, abituata a dormirci saltuariamente assieme all’Ingegnere che fa da contrappeso, un giorno rimasta da sola si sporge da un lato per prendere il cellulare.
- Ante e cassetti del buffet (dentro il quale teniamo il servizio da tavola “buono”): con l’apertura a pressione, ma più che a pressione direi eiettanti, possono causare gravi menomazioni fisiche poiché ad altezza dell’apparato riproduttivo. Per questo ho vietato all’Ingegnere, nei giorni di festa, di aiutarmi ad apparecchiare la tavola per gli ospiti.
- Gli ammortizzatori per cassetto: in cucina, se capita di schiacciarsi le dita dentro ai cestoni ammortizzati, si è costretti alla lenta agonia di un dito stritolato al ralenty nel morbido tornare in sede del meccanismo. Fssssschhhhhhhhhhhhhciack!!!
- La cappa aspirante: è così potente che alla prima accensione, china sui fornelli, mi sono ritrovata permanentata e bionda. Gratis, e senza l’utilizzo di additivi chimici.
- Dulcis in fundo, la progettazione del giardino: abbiamo perso due mesi a cercare piante nane transgeniche e mutanti per tenere fede al regolamento, per poi svegliarci in mezzo ad un uliveto.

Ma la domanda è: quando cazzo li hanno piantati? Di notte?
...
Maledetti vicini!
...
Salagadula magicabula laprendosemprenelcù... Fa la magia tutto quel che vuoi tu, vatteneunpocoaffangù.
PUFF.
E la principessa si trasformò in una lumaca.
Finalmente casa di proprietà, esentasse.
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sabato, 14 febbraio 2009

trans-loco: cambiare di posto il trans.

- Mamma, sta roba dove la metto, lì? Che scatolone è questo?
- Cazzo! Mi sono dimenticata che c'è!
- Bene. Ce lo scrivo sù col pennarello? "CAZZOMISONODIMENTICATACHECCE''". In che stanza va?
- ...
- Già ce li vedo, quelli dei traslochi: "Signoraaaaaaa! La scatola CAZZOMISONODIMETICATACHECCE' dove gliela mettiamo?
- ...
- Eh, io un'idea ce l'avrei.
- Vera, mavvaffanculo.

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venerdì, 13 febbraio 2009

Proverbio del giorno

"Tanto va la gatta al lardo, che la stronca il colesterolo."

Proverbio che vuole mettere in guardia colui che ha il vizio di appropriarsi del cibo altrui, perchè prima o poi verrà scoperto, e che possa venirgli una botta di colesterolo così alto da non riuscire a salvarsi nemmeno con il Danacol in vena.

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mercoledì, 11 febbraio 2009

Sto male di stomaco. Stasera RIS, in bianco.

- Dai mamma, che stasera ci sono i RIS in tv!
- Uuuuuh, si! Che bello!
- Dai, dai che iniziano.
- Zzzzzzzz....
- Ma che fai dormi?
- Zzzzzzzz... Ronf... Ronf...
- Evvabbè.
...
(due ore e mezza dopo)
- Mamma?! Sveglia!
- Zzzzzzzz...
- Mamma, sei viva? Svegliati!
- Uh! Chi ha vinto?
- ...
- Mmmmh.
- Non ti arriva il sangue al cervello?
- Mi sa di no.
- Ha vinto l'Italia.
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mercoledì, 07 gennaio 2009

SMS: Short Mother Sentences pt.II

SMS di mia madre, dopo l'atterragio ad Orio al Serio, BERGAMO:
"Sono sul bus pota. Tutto ok pota. Un bacio pota."
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lunedì, 22 dicembre 2008

Il mio albero di Natale è ammalato. Di-abete.

Caro Babbo Natale,
quest'anno anche io voglio scriverti una letterina.
Lo so che sono troppo grande per queste cose, ma quando Berlusconi parla, tutti credono alle minchiate che dice, allora io posso anche credere a Babbo Natale, alla Befana, al Dio Loki, ai folletti, e a tutte le profezie di Nostradamus!
Non è stato un anno proprio bellissimo, anzi.
Me ne sono successe di tutti colori, ma non mi sono mai lamentata.
Sono stata male, ed ho resistito stoicamente.
Sono stata tradita dagli amici, ma ci sono sempre stata quando hanno avuto bisogno.
Ho sopportato le amiche di mia madre, i consueti spignattamenti natalizi, la casa invasa dalla gente che viene a fare gli auguri e che in cuor suo auspica solo che le peggiori sfighe incombano su di te, così impari a vendere casa e andare verso un futuro roseo.
Ho sopportato anche la pubblicità del Lidl, per tutto questo tempo, e la speaker con quella sua voce portatrice d’ansia.
Insomma, carissimo Babbo Natale, sono stata buona. Troppo buona.
Nonostante tutto, ho un desiderio da esprimere:
vorrei che tu mi portassi, quest’anno, soltanto carbone.
Tanto, tantissimo carbone.
Perché sono così in bolletta da non potermi permettere nemmeno la legna per il camino, e qui si muore di freddo.
Grazie,
 
Vera
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venerdì, 12 dicembre 2008

La mia banda suona il rock pt.II

Sempre la solita rock band.
Evangelista* si avvicina tronfio a Vera, sempre più brilla. Direi quasi ubriaca.
 
Evangelista: “Siamo stati bravi, eh?”
Vera: Anche tu hai bisogno dell’accendino?”
Evangelista: “Eh?”
Bridge**, accanto a Vera, soffoca una risata.
Vera:No, no, niente. Bravi... Beh, è una parola grossa.”
Evangelista: “Come, scusa?”
Vera:La cantante, dico. Certe stecche, Madonna mia!”
Evangelista: “Si, ma...ma era colpa delle casse spia, non... non si sentiva bene...” balbetta.
Vera: “E il batterista, fuori tempo?”
Evangelista: (sempre più irritato) “Era distratto dai flash... Sai, troppe foto e...”
Vera lo interrompe: “Certo, siete già famosi. – sorride ironica – Piuttosto, il bassista? Sembrava avesse il Parkinson.”
Evangelista: “Ha... ha la febbre. Ecco. Non sta bene.” (fuma dalle narici. E’ furioso.)
Vera: “Si, ma tu sei stato impeccabile. Lo sai che ti voglio tanto bene, vero?”
Evangelista: (un po’ più sollevato) “Eh. Vabbè.”
Vera: “E lo sai che farei tutto per te.”
Evangelista: “Davvero? Allora mi voti al concorso?”
Vera: “...”
Evangelista: “E’ fondamentale. Dobbiamo vincere!”
Vera: “Quale concorso? Quello a cui partecipano Marco, Matteo, Luca, Giovanni e Giuda***?"
Evangelista: “Si si! Allora mi voterai?”
Vera: “Ma ceeeerto! Sennò a che servono gli amici?!"
Bridge: “Oltre che iena sei anche una gran bastarda.”
Vera: “Certo, così impara ad andare a suonare con un’altra cantante, stò stronzo.”


* Vedi QUESTO post
** Bridge Jones, detto così perché caratterialmente le ricorda Bridget Jones. Vedi post precedente.
*** Nomi fittizi.
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giovedì, 11 dicembre 2008

La mia banda suona il rock

Rock band live. All’interno di un pub di periferia. Fine. Applausi.
Bravi, bravi e complimenti per le stecche. Vi odio.
I componenti della band si sparpagliano fra i tavoli a riscuotere consensi.
Il bassista si dirige proprio verso Vera, che, un po’ brilla, si sporge verso l’amico Bridge* e gli parla sottovoce:
Vera: “Ecco, arriva Richter **, adesso some al solito troverà una scusa per attaccare discorso e sentirsi dire che sono stati bravissimi e che lui è un gran figo. Tipo chiedere se ho da accendere.”
Bridge: “Zitta, zitta, eccolo!”
Richter: “Ehilà! Allora?”
Vera: “Eh. Minchia che caldo!”
Richter: “...” (aspetta fiducioso)
Vera: “Ehi! Scusa! – si sbraccia verso il cameriere – Mi porti un’altra pinta?”
Richter: “Bella, hai da accendere?”
Bridge sogghigna. Vera sorride compiaciuta.
Vera: “Certo. Tieni”
Richter: (sconsolato) “Vabbè, io vado, eh... Ciao!”
Vera: “Ah, Richter! Aspetta!”
Lui si volta, con un sorriso e lo sguardo pregno di speranza.
Vera: “L’accendino.”
Richter: (balbetta) “A-ah. Si. Vero, scusa. Tieni.” E se ne va gobbo.
Vera: “...”
Bridge: “Certo che sei proprio una iena!”
Vera: “Of course, mio caro. Of course.”
 
 
* Bridge Jones, detto così perché caratterialmente le ricorda Bridget Jones.
** Detto come il famoso sviluppatore della scala che valuta la magnitudo di un sisma, perchè nell’atto di suonare il basso, barcolla e vibra che nemmeno col terremoto.
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giovedì, 04 dicembre 2008

Il mattino ha l'oro in bocca. Sarà quello, che ha ucciso i topi nella mia?

Quando mi apparve San Bittèr, il Dio dei sobri, mi disse: 
- Vendi casa, e torna al tuo paese d’origine. Vendi, senza intermediari, fidati di me. Vendi e non voltarti indietro.
Siccome non mi fidai, e chiamai Tecnocasa, Egli mi mandò 7 piaghe divine.
Riuscii a sopravvivere, e rivolsi una preghiera all’Altissimo Dio degli astemi:
- Oh San Bittèr, non ho già vagato abbastanza? Mi ritrovo nel deserto di un paese di provincia, a cercar casa, con il conto in banca prosciugato, ormai arida di iniziative! Aiutami!
E per miracolo, mi trovai con l’acqua alla gola.
Mi accorsi che San Bitter mi aveva preso troppo alla lettera.
Adesso la morsa delle scadenze si stringeva attorno a me. Era una prova di fede?
San Bittèr mi avrebbe salvata, se avessi creduto in lui.
Così apparve, manifestandosi sotto forma di rappresentante della Singer, e suonando al campanello mi disse:
- Alzati e cammina! Sono le 11, vuoi restare a letto tutto il giorno? C’è da riempire gli scatoloni.
E, già che c’era, tentò di vendermi una macchina da cucire.
Ma poiché mi rivolsi ad una ditta di traslochi, mi mandò altre 7 piaghe divine.
 
Prima: l’Architetto.
            Ed egli mi condannò a vagare per case con stanze dai termosifoni piantati in 
            mezzo alle pareti, e mansarde nelle quali gli inquilini, Eolo, Brontolo e Pisolo,
            picchiavano la testa al soffitto. Case con saloni da 80mq, e stanze gradi quanto
            un box doccia; appartamenti che entrarci in tre ti riduci come una partita a Twister.
            Bagni in cui non esiste il bidet, e anziché dire che hanno fatto una cazzata, tirano
            fuori che l’Architetto ha origini inglesi. Un architetto così bravo che meriterebbe tanti
            fan. Tanti fan-cùl. A lui, e a tutta la sua famigghia.
 
Seconda piaga: il corriere espresso.
            Il Re Mogio che porta in dono cristalleria sbeccata, apparecchi elettronici
            frantumati, presenti smolecolati, per vendicarsi del suo eterno vagare.
            Colui che erra senza sosta, e il suo arrivo provoca terrore e sgomento quando,
            portatore di disgrazie, ti comunica che “non la trovo, può spiegarmi dov’è la via?
            Sono... (dall’altra parte della città)” e dopo un’ora passata a descrivere con minuzia 
            il tragitto, e attenderlo all’addiaccio, sbadigliando esordisce con un “vabbè, fa niente.
           Accendo il navigatore”.
 
Terza piaga: la carica dei 101 agenti immobiliari.
            Inconfondibili, nella loro livrea  raffinata, sono tanto eleganti quanto feroci. E ci
            condannarono ad un estenuante peregrinare, ed un incessante squillare di
            cellulari, volti a sfinire la vittima per poi, in un colpo solo, sottrarle la capacità di
            intendere e volere, e proporle le peggio schifezze come fossero l’affare migliore
            che si possa fare in vita. Spesso si aggira assieme all’Architetto, in simbiosi, come
            il leone e la iena, solo che non si capisce bene chi è il leone, ma un cappottino con
            la loro pelle ce lo farei volentieri.
 
Quarta piaga: l’aracnofobia.
             E nella mia vecchia dimora, in ogni angolo e in ogni scatola, San Bittèr compì il
             miracolo della moltiplicazione degli aracnidi: bianchi e neri, e grossi e piccoli
             me li mandò, saltatori e con tre occhi. E piansi disperata e tremai e vomitai a getto,
             tanto che nemmeno Padre Karras ebbe il coraggio di incontrarmi. Chiesi pietà e
             dalla mia fobia non mi guarì, ma per miracolo mi mandò una mail con lo spider
             catcher della D-mail in offerta.
 
Quinta piaga: l’ufficio postale.
             Dal momento che la mia discendenza fu maledetta, l’anatema della coda all’ufficio
             postale divenne una delle piaghe più dolorose. Ore ed ore in fila in ginocchio sulle
             matite dell’Ikea, sventolando i bollettini da pagare e chiedendo perdono per non aver
             pagato il bollo, e che sia santificata la postepay, così in posta come sul web; e non
             ci indurre al pagamento delle opere di urbanizzazione, ma liberaci dall’ ICI, e così sia.
 
Sesta piaga: il condono edilizio.
              E l’Arcangelometra mi condusse fra i gironi infernali degli impiegati del Catasto e
              della Regione, fra il fuoco rosso come il mio conto in banca, e antri bui come le
              prospettive di una pratica sbrigata in fretta, mentre i dèmoni ci maledicevano, e ci
              spingevano verso il baratro del vincolo idrogeologico e di quello aeroportuale.
              E senza scampo mi aggirai per uffici finché il tempo fu compiuto. E venne
              l’ apocalisse dell’ultimo versamento, quello più deleterio. E con esso, la fine dei
              miei risparmi.
 
Settima piaga: la ditta dei traslochi.
                Venne il tempo dell’inscatolamento, e San Bittèr mi mandò il rappresentante
                della ditta dei traslochi, con tanto di mini notebook e brochure esplicativa, e di
                scatoloni ci sotterrò, di ogni grandezza e foggia. Ma senza le istruzioni. E si
                frantumarono i bicchieri infilati nelle scatole per i libri, e si sfondarono le scatole
                per la cristalleria, riempite di volumi. E mentre intonavamo canti di lode al Signore,
                al telefono con il customer care Ikea, scoprimmo che trasporto e montaggio dei
                mobili nuovi ci sarebbe costato quanto il trasloco.
 
E fui costretta a firmare assegni e fare code agli uffici pubblici per quaranta giorni e quaranta notti, e lo Spirito (di) Santo scese su di me, e dal momento che Santo è l’agente immobiliare, e non è molto scherzoso, mi accorsi che eravamo messi molto, molto male.
E fu sera e fu mattina, e il lavandino nella casa nuova ancora non ce lo hanno messo.
 
Amen.
Così disse SeVeraMente quando erano le 21:24 | Permalink | commenti (17) (pop-up)
categoria: citazioni, scazzi quotidiani, licenza poetica

venerdì, 28 novembre 2008

Please, re-take yourself. (aripijate!)

Hello guys, ci facciamo un lunch? Un brunch? Un coffee break?
...
Mi sento molto Proietti.
In effetti questo mischiare italiano ed inglese ci ha condizionati, questo fenomeno ci ha inglobati.
Ma spesso, ahinoi, bisogna adattarsi. Soprattutto in ambiente lavorativo.
Mi sento troppo idiota quando parlo con i clienti di business, chiedo loro qual è il target e mi scuso se ho avuto problemi con l'invio dell'e-mail perché il provider ha il server in down, e quando avverto che ho fatto un upload e chiedo di accedere col proprio account e fare un refresh sul sito web.
E poi quando mi chiedono l’indirizzo di posta elettronica e rispondo “lieskills underscore vera... at yahoo punto it” gli si fuma il cervello e mi pregano di scriverlo io stessa.
...
E mi verrebbe da dire loro che sono dei gran para-cool.
 
Poi c’è gente come mia madre che proprio non ce la fa e suda freddo se le dico che devo fare un briefing, e per distrarsi mi dice che non possiamo vedere questo o quel film sul satellitare, perché è criccato*. O chi ha il neurone esterofilo impegnato nell’apprendimento del solo inglese e mi scrive cheslong al posto di “chaise longue”.
In compenso una volta, quando lavoravo al customer care, un cliente mi disse che mi scannava il documento e me lo inviava via i-mol, ma chiusi un occhio, perché era colto in tutti gli altri campi e soprattutto, come ribadiva spesso, era un gran lettore di Scopenàuer.
Si si, proprio quello lì, il filosofo.
...
E allora salutam’ a Socrate.
 
*criptato
Così disse SeVeraMente quando erano le 20:17 | Permalink | commenti (70) (pop-up)
categoria: citazioni, scazzi quotidiani, la genitrice

venerdì, 21 novembre 2008

La salma è la virtù dei morti

Sono stati giorni indimenticabili, ne porto ancora il segno.
Proprio qui, sul pollice.
Quello che mi sono chiusa nella tua cassetta delle lettere.
Così disse SeVeraMente quando erano le 18:25 | Permalink | commenti (14) (pop-up)
categoria: scazzi quotidiani, una occhiata in giro

mercoledì, 29 ottobre 2008

Ci vediamo doping.

C’è chi dice che noi donne dobbiamo soffrire, una volta al mese, a causa di arcaici anatemi divini.
C’è chi dice che è scientifico: noi donne abbiamo il compito di procreare, è solo una questione cellulare e genetica.
C’è chi dice che ce lo meritiamo, e sticazzi, dobbiamo soffrire perché siamo donne.
A questi ultimi c’avrei da dirgli due paroline.
Fatto sta che almeno una volta al mese *PLINPLON* attenzione, si avvisa il gentil sesso che il Mar Rosso apre fra 5 minuti *PLINPLON* ci tocca.
Resistere ai crampi addominali con nonchalance, come molti sapranno e gli altri immagineranno, non è proprio semplice. Soprattutto se sei a casa di amici e l’amico in questione è, in questo, caso colui che per rispetto della privacy chiamerò Evangelista (anche se è ateo) e se ne sta incurante al pianoforte massacrandoti con una serie di vocalizzi e ragli che stroncherebbero il maestro Vessicchio più velocemente di un mamba.
Fatto sta che urge un analgesico.
- Scusa, Evangelista, non è mica che tua madre ha un analgesico? Una roba qualunque, oppure abbattetemi, ma non fatemi soffrire.
- Boh, vado a chiedere.
(Da notare che in un colpo solo ho ovviato a due problemi: ho rimediato la pillolina ed Evangelista ha smesso di cantare.)
Arriva la madre porgendomi dell’acqua e una pillola:
- Tieni questa... -mi fa-  La prendo sempre io ed è ottima.
Ingurgito, ringrazio e qualche minuto dopo mi accascio sullo sgabello. Prima ancora di rendermi conto che sto per stramazzare, arriva trafelata la madre di Evangelista che, tutta preoccupata, mi fa:
- Uh, hai già mandato giù la pasticca? No, perché ho sbagliato, ti ho dato un sonnifero... Io ne prendo UN QUARTO quando proprio non riesco a dormire... L’avrai mica ingoiata tutta?
No - avrei voluto risponderle - io di solito le pillole me le godo, un pezzo alla volta. Anzi, se vuole la invito per una degustazione di benzodiazepine.
Inutile dire che era una dose da stroncare un cavallo.
Sono dovuta tornare a casa coi mezzi.
Per qualche oscuro motivo NON sono morta per strada, ma ho resistito stoicamente.
...
- Vera, ma che cazzo, dormi a quest’ora?
- Ma-mma... 'i 'ego, shto 'ale gna gna uff...
- Che dici? Non capisco!
- Gno gne a’ accio... gna, gna, ‘elishta... ‘illola... ‘ante. Bwa...
- Biascichi, non si capisce cosa dici!
- ...’ulo.
Così disse SeVeraMente quando erano le 22:06 | Permalink | commenti (36) (pop-up)
categoria: scazzi quotidiani

lunedì, 27 ottobre 2008

SMS: Short Mother Sentences

SMS di mia madre, dopo il dentista:
"Tutto ok, è stata una passeggiata. Ora mi compro le siga e vado in chiesa a chiedere se ti cambiano la testa."

Così disse SeVeraMente quando erano le 15:43 | Permalink | commenti (10) (pop-up)
categoria: scazzi quotidiani, licenza poetica, la genitrice

sabato, 25 ottobre 2008

Karma e sangue freddo

...
E tu, mia cara, che ogni sorso di vino possa andarti per traverso, mentre si spezza una gamba della sedia sulla quale stai seduta e tu atterri sulle schegge di legno.

Detto questo, divertitevi. (bastardi)

Così disse SeVeraMente quando erano le 15:06 | Permalink | commenti (10) (pop-up)
categoria: scazzi quotidiani, storie parallele

lunedì, 13 ottobre 2008

Home decor? Non ne ho Ikea 2 - Il ritorno

Per comprare casa nuova ci vuole fegato.
Io mi accontenterò di quel pezzetto che ancora mi rimane dopo che me lo sono spappolato nel tentativo di pianificare, coordinare e, infine, realizzare il tutto.
Apettavi questo giorno da tanto, e finalmente ti senti pronto: è arrivato il momento!
Per anni hai letto riviste come Case & Stili, Case d’Epoca, Ristrutturare, Ville e Casali.
Peccato che quello che hai finalmente acquistato dopo tanti sacrifici, siano 70 modestissimi metri quadri di un complesso residenziale le cui case sono tutte uguali: per trovare la tua, le prime volte hai vagato per ore per tutto il vicinato, e cercato di aprire almeno tre porte, nessuna di quelle era la tua, tanto che qualcuno ha anche chiamato la polizia pensando che fossero i ladri.
Si. Senza chiedersi cosa ci faccia un ladro con il carrellino della spesa e un bel mazzo di fiori freschi in mano. Per scusarsi dell’effrazione, magari.
Quindi passi alla lettura di Cose di Casa, Casa Facile, Fai-da-te Facile, Decorazione Facile, Giardinaggio Facile.
Meno male che qualcuno ha pensato ad una collana di riviste per gente come me, che di facile ho solo l’arrabbiatura.
Quindi già immagini il tuo nido, tinteggiato con cura, arredamento funzionale, sedute ergonomiche, tanti fiori freschi, e un giardino curato.
Finirà sicuramente che il color senape che avevi tanto sognato per le pareti della sala sembrerà un color cacca, dovrai vivere in mezzo agli scatoloni - che di funzionale hanno ben poco - per mesi, ti accorgerai che il divano dei tuoi sogni costa un botto e avendo già il fegato a pezzi, puoi optare per un rene o uno scomodissimo divano economico dell’Ikea, sul quale, fra un crampo e un piede addormentato, fra una molla infilata nel sedere e un crack sospetto, guarderai i fiori ormai secchi sul davanzale, dalla cui finestra si scorge il fazzoletto di terra brulla che l’agente immobiliare ha definito “giardino”, coperto qua e là da isolate chiazze giallognole di erba, ormai passata a miglior vita.
Ti chiedi come diavolo fanno sulle riviste a trasformare un tugurio in una casa sontuosa con una minima spesa. Probabilmente gli interior designer portano i mobili, le suppellettili, i tessili; allestiscono un enorme set fotografico e infine ti svuotano nuovamente la casa. Abbandonandoti al tuo destino.
Ma non è quello che promettono.
Allora adesso sai che faccio?
Scrivo a Casa Facile attirandoli con l’esca di un’impresa impossibile da realizzare, dal momento che non ho un centesimo e casa mia è spoglia come un ramo di ciliegio in inverno.
Li faccio venire a casa mia, e se quando se ne sono andati non sono riusciti a far sembrare anche la cuccia del cane come la Reggia di Caserta, andrò a casa loro a dormire e mangiare per sei mesi senza impegno, riempiendoli di una scarica di mazzate 24 in comode rate.
Con gli interessi.
Così disse SeVeraMente quando erano le 18:45 | Permalink | commenti (21) (pop-up)
categoria: scazzi quotidiani, una occhiata in giro

venerdì, 03 ottobre 2008

"Ricordati che devi morire!" "Si si, no... m-mò me lo segno."

Non sono scomparsa.
Sono qui, fra Orione e Monoceros.
Se non si è capito cammino fra le nuvole. Un po’ troppo in alto, però.
La colonna sonora è “Arcadia” degli Apparat, la luce è quella dell’abatjour, le temperature sopra la media stagionale.
 Nel fine settimana, sono previste piogge di impegni nonché il mio genetliaco, l’alta pressione genererà perturbazioni a livello emotivo e precipitazioni di improperi e caduta di scatoloni, tanto ormai ne sono circondata.
Per i nati sotto il segno della Bilancia, Venere in Scorpione porterà a ripetuti spostamenti nonostante la spia della benzina segni rosso ormai da giorni.
Un incontro, quasi per caso, apporterà una sostanziale moria di neuroni e un pieno di bevande miste con relativa gastrite notturna, nonché un momento revival con grandi rivelazioni su accadimenti del passato.
Osate, osate, osate!
...
In poche parole sono cambiate un po’ di cose, in così poco tempo che ancora faccio fatica a rendermene conto.
L’Ingegnere è l’unico punto fermo della mia vita.
“Tutto gira intorno a te!” gli ho detto, anche se ho lo scazzo alla risposta, la promozione la danno solo a te sul lavoro, ho l’elettroencefalogramma ormai flat e la mia sfiga ha Zero Limits.
Ma assieme siamo una forza della natura, siamo inseparabili, io e te, You&Me, e anche se non usiamo il preservativo non c’è pericolo di prendersi l’ADSL.
Parlo direttamente al tuo cuore, ma con un SMS.
Non vedi soluzione? Te la mostro in videochiamata col mio UMTS.
E poi la Littizzetto dice che la telefonia ci sta cambiando. Non è assolutamente vero.
Noi sim sempre quelli di un tempo. Forse un po’ più Quadband. E col GPRS.
...
Intanto mi aspettano una cena a base di pesce e una piccola opera d’arte in regalo, (tutto merito della mia mamma) ovvero il manufatto di un artista che adoro, e che plasma con l’argilla splendide opere narranti, che incarnano la tradizione popolare della mia terra d’origine, e che sta preparando una esposizione a Parigi, mica pizza & fichi.
Facciamogli pubblicità che se lo merita: il sito web contenente le immagini di alcune delle sue splendide realizzazioni, lo trovate QUI.
L’oggetto del mio desiderio costa 700 cucuzze e non lo trovate sul sito, ed io non posso assolutamente permettermelo, ma mi accontenterò volentieri di qualcosa di più piccolo.
 
E mentre il Sole entra in Bilancia, la Sottoscritta entra in Doccia che oggi ha un appuntamento con Arghillà.
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venerdì, 05 settembre 2008

Per mettermi i piedi in testa ci vuole ben affleck!

Mi sento come quella volta che dissi ad un mio amico, che aveva perso il padiglione auricolare a causa di un grave incidente:
- Dai Lou, il riff di batteria metticelo tu, che hai più orecchio!
...
Una merda.



La citazione nel titolo?
Arriva da QUI.
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categoria: citazioni, scazzi quotidiani, una occhiata in giro

martedì, 26 agosto 2008

Tanto tempo a cercare il mio io, e quando l'ho trovato, è uno stronzo.

Ci sono quei momenti in cui Vera si ritrova da sola, in casa e con sé stessa, per un po’ di tempo.
Così vive di musica, giornate senza orari e introspezione.
Balla da sola emulando con l’aspirapolvere un eventuale cavaliere, il cellulare diventa un microfono, le scatole di mentine si trasformano in maracas e lo swiffer in una chitarra.
Eh si, sono scene orripilanti.
Ma Vera è da sola e se ne frega.
...
Devo dire che riscoprire la solitudine dopo tanto tempo, all’inizio fa paura, ma alla fine non è poi così male. Anzi. E’ che a vivere per anni da sola ad Altrove ho imparato bene ad apprezzarla.
Devo ammetterlo, per quanto riguarda le coinquiline, io sono stata la Regina delle Sfigate.
Mi sono imbattuta, in ordine sparso:
in una desaparecida, mai vista in tre mesi. Un giorno si è materializzata sul tavolo una lettera in cui diceva che avrebbe lasciato l’appartamento. Le sue cose sono sparite un giorno che ero fuori casa. Ho trovato un altro biglietto, i soldi per le bollette e tanti saluti. Un ectoplasma, insomma.
Poi i cannabinomani che mi portavano in casa tutti gli spacciatori di Altrove e mi ritrovavo in soggiorno gente molto abbronzata col bilancino, che pesava, tagliava e impacchettava hashish e marijuana.
Poi una simpatica lerciona capace di ridurre la casa una pattumiera nel giro di un’ora.
L’alter ego di Mastro Lindo, la Generalessa dei Nemici dell’Igiene, la Regina della Discarica.
Anche il vibrione del colera, incontrandola, si sarebbe suicidato.
Simpatica donna che è rimasta incinta ed ha abortito ogni 6 mesi per tutti e tre gli anni che siamo state in casa insieme. Correndo a piangere da me, ovviamente.
A lei, seguì una londinese tutta risatine, occhioni azzurri e mozziconi di sigaretta nel bidet, con un fidanzato completamente idiota che era il sosia di Shumacher e la frase più intelligente che ho sentito uscire dalla sua bocca, è stata: “Gh.”
Poi la mia cara amica Vic (abbreviazione di fashion VICtim), snobbizzatasi altresì per colpa delle colleghe, e che aveva iniziato a parlare strano mozzando le parole. Rincasava scivolando in camera con movenze da gran diva, avvoltolata nel suo piumino firmato ed esclamando con voce simil-Ornellavanonica:
- Guarda, che giornà terrì, terrì, terrì. Al lavò, uno schì. Mi hanno fatto impazzì, esaurì. Che gente idiò, porcatrò. Sono distrù, distrù, distrù!
Dopo l’ennesimo trasloco, la convivenza con Einstein, quel cerebroleso del mio ex, infarcita di scene divertentissime (non per me) soprattutto durante le feste o in occasioni particolari, quando regalavano a lui quello che desiderava, e a me... un ferro da stiro. Una pentola a pressione. Sei paia di calzini da mercatino. Di quelli orribili, col merletto, che non avrei indossato nemmeno all'età di tre anni. Il regalo più bello, però, è stato il frullatore, devo dire. O quella lampada che sembra una scultura di arte postmoderna che non so se a te piace, cara, ma Einstein l'adora.
O la macchinetta per il cappuccino, dal momento che sapevano che io non lo sopporto (il cappuccino).
Ma guarda caso il loro piccolo, caro, indifeso, ottuso Einstein - toh, ma guarda! - lo adorava! (il cappuccino).
Insomma, nei miei ricordi sfilano orgogliose tante figure strane, tante persone singolari.
Alcuni - pochi - a modo loro, mi hanno lasciato qualcosa di buono.
E gli altri?
Gli altri come ad esempio Einstein e la sua allegra famigliola di cobra sputatori?
La lerciona? I cannabinomani? Molti dei colleghi incontrati facendo i lavori più disparati per tirare fine mese? La gente che mi ritrovavo a dormire in casa, sul pavimento, sul tavolo, sul divano, nella vasca da bagno, dopo che avevano bivaccato in sala con le mie coinquiline e fumato e bevuto e svociàto dando fondo a tutte le provviste (anche le mie!) per tutta la notte, tenendomi sveglia, ed io non sapevo nemmeno chi fossero, questi qui?
Beh. Prego per loro.
...
Che un giorno possano bruciare all’inferno.
Così disse SeVeraMente quando erano le 11:44 | Permalink | commenti (17) (pop-up)
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sabato, 09 agosto 2008

Favole

C’era una volta…
Una Dama che viveva al Castello da quando era nata.
Quello era il suo mondo, non ne aveva mai varcato le mura, finchè quelle stesse stanze che una volta erano state suo rifugio, il giardino che era stato il luogo in cui aveva coltivato la fantasia, divennero troppo piccole, quasi soffocanti.
Un giorno, la Dama fu invitata ad Altrove, la grande città, per un ricevimento, e non appena vi mise piede, rimase folgorata, e l’anima di quel luogo si fuse con la sua, e lei si lasciò andare come fra le braccia di un innamorato.
Il ritorno al Castello fu estremamente doloroso, e quando tempo dopo la ragazza comunicò al Padre e alla Madre l’intenzione di partire per Altrove, fu tragedia.
A malincuore, i genitori della Dama la lasciarono andare, con un ammonimento: quello di non rimettere mai più piede al Castello. La Dama rispose che sarebbe stata felice di non tornarvi più, ma avrebbe voluto che anche loro fossero stati felici della scelta della figlia.
La Strega udì le parole della giovane, e per invidia di tanta gioia e determinazione, non appena la Dama fu partita, lanciò sul Castello una maledizione.
In breve tempo il Padre si ammalò e morì, e la Madre cadde in un sonno profondo.
Tutti gli amici, che fino ad allora erano stati accanto alla Dama, partecipando delle sue gioie e dei suoi dolori, si trasformarono in statue di sale, e la casa cadde in rovina.
La Dama allora decise di combattere la Strega, e per fare questo si travestì, indossò un’armatura ed imparò a maneggiare la spada.
Altrove la cullava e le dava forza, ed anche se nessuno attorno a lei riusciva a guardare oltre il proprio naso, e tutti dicevano che la città era spenta e grigia, per la Dama, Altrove aveva l’anima colorata. Ogni suo rumore era una melodia da ascoltare con attenzione; ogni alito di vento era una carezza e le nuvole erano i pensieri della gente.
Quando si accorse che il sortilegio stava indebolendo anche lei, la Dama partì, decisa a liberare il Castello dal maleficio, anche se con le ultime forze che aveva in corpo.
La Strega aveva tramutato il cuore degli abitanti del Castello in pietra, e quelli non la riconobbero, al suo ritorno. Degli affetti le rimaneva solo qualche granello di sale che, a contatto con le ferite, adesso bruciava come il fuoco.
Il suo cuore si intristì quando vide il Castello, dimora fatata della sua infanzia, divenuto luogo di sì tanto dolore.
La Strega che, nascosta, sembrava irraggiungibile, aveva dato corpo ai dubbi della Dama, alle sue insicurezze e alle sue paure, tramutandole in mostri orribili e ponendoli a difesa del Castello.
Stremata e sanguinante, la Dama si lanciò in una lotta furibonda e spietata, contro i Dubbi, le Paure, comandate dai generali Malvagità e Maldicenza, preceduti da araldi come Sgomento e Sfiducia.
Soltanto l’anima di Altrove le dava forza, le sussurrava all’orecchio come un grande Amore lontano, dicendole che doveva essere forte, perché presto si sarebbero riunite, e questa volta per sempre.
Ma la Strega insinuava tormenti e ossessioni nella testa della Dama, dicendole che non sarebbe mai riuscita a scovarla e che l’avrebbe tormentata per sempre.
Quando tutto sembrava perduto e la Dama stava per soccombere a causa delle ferite che le erano state inferte, Altrove, ancora una volta, le venne in soccorso.
La svegliò dal torpore in cui stava sprofondando, sussurrandole all’orecchio, e mandò un suo Messaggero che, travestito da straniero, le svelò un importante segreto: le disse dove era nascosta la Strega.
La Strega era dentro di lei, ecco perché la Dama non riusciva a trovarla.
Non aveva guardato nel posto più ovvio, proprio quello dove nascevano e prendevano forma Paure, Dubbi e Incertezze.
Il suo cuore divenuto ormai nero, e raggrinzito dal dolore e dalla sfiducia.
Ma la voce di Altrove, della grande città, diede nuovamente vita a quel cuore, che nel rosso del sangue e con la forza dei suoi battiti, soffocò la Strega ed infranse il terribile sortilegio.
La Dama riuscì a risvegliare la Madre e portarla via con sé ad Altrove, ma perse per sempre il Castello con i suoi abitanti, e gli amici per i quali aveva lottato.
Si innamorò del Messaggero e divenne sua promessa sposa.
Ancora oggi la Dama, felice, ringrazia tutti i giorni Altrove per tutto quello che ha saputo darle.
Per la forza, la bellezza, la bontà, e i colori meravigliosi nascosti nella straordinaria anima della grande città che, purtroppo, non tutti riescono a scorgere.
Perché quando non si riesce a vedere oltre il proprio naso, non esistono Dame, Cavalieri o Messaggeri che riescano a salvarti.
 
Vera
Così disse SeVeraMente quando erano le 13:12 | Permalink | commenti (21) (pop-up)
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